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Politica

Tensione alle stelle in Forza Italia. Barelli costretto al passo indietro

di Giuseppe Ariola -


Il clima in Forza Italia è pessimo. Era teso già da giorni e la situazione è degenerata in concomitanza con l’annuncio del passo indietro di Paolo Barelli dalla guida del gruppo alla Camera. La notizia di un cambio di testimone era nota da tempo. Oltretutto, dopo l’incontro avuto venerdì scorso da Marina e Pier Silvio Berlusconi con Antonio Tajani è diventato chiaro si trattasse solo di questione di giorni. E il giorno è arrivato, nonostante i tentativi operati da Barelli, sostenuto dal segretario nazionale del partito, di resistere al suo posto. Alla fine ha dovuto cedere e procedere alla convocazione dell’assemblea del gruppo per questa sera, con all’ordine del giorno l’elezione del nuovo presidente. E sarà proprio il capogruppo uscente, assicura egli stesso in una nota, a proporre il nome del suo successore.

Verso Enrico Costa capogruppo

Un modo per salvare il salvabile dal momento che la figura del nuovo presidente del gruppo è già stata deciso e su tavoli lontani diverse centinaia di chilometri da quelli romani. A guidare i deputati di Forza Italia sarà Enrico Costa che ieri bazzicava alla Camera già da diverse ore prima che arrivasse l’annuncio che la pratica della successione di Barelli era stata praticamente risolta. La quadra sul suo nome è stato il frutto di un compromesso al quale, probabilmente, è stato necessario arrivare perché, a differenza di quanto accaduto al Senato, dove Maurizio Gasparri è stato fatto fuori con un’operazione chirurgica durata poco più di una notte, alla Camera si è perso molto tempo. La situazione si è trascinata per più di due settimane, nonostante i numeri fossero assolutamente a favore di chi voleva replicare lo schema fulmineamente adottato a Palazzo Madama.

Un’exit strategy per Barelli

Complice l’iniziale irremovibilità di Tajani, l’operazione però è slittata e più passavano i giorni più la vecchia guardia ha in qualche modo riconquistato terreno. Non quello sufficiente a resistere, ma certamente abbastanza da poter avviare una trattativa. Nel frattempo, si è lavorato a una exit strategy per Barelli del quale si è vociferato con insistenza un approdo al governo come sottosegretario. Un tentativo di far sembrare il passo indietro come uno in avanti. Appena prima di annunciare le dimissioni, Barelli è infatti stato a Palazzo Chigi. Ma a quanto pare la presidenza della Federnuoto, che l’azzurro detiene orgogliosamente, è incompatibile con diversi ministeri, il che rende la pratica tanto più complicata.

Il passo indietro di Barelli e i timori degli uomini di Tajani

Ad ogni modo, chi ha avuto modo di sentirlo assicura che l’aria che si respira tra gli azzurri non è delle migliori e che Barelli stia vivendo male quella che considera come una sorta di ingerenza dei figli del fondatore di Forza Italia. E il fatto che neanche la vicinanza ad Antonio Tajani sia riuscito a blindarlo contribuisce ad alimentare i timori degli uomini più vicini al segretario che temono un lento logoramento del suo ruolo. Di conseguenza, l’impossibilità di garantirli. A quanto pare, già oggi ma soprattutto in prospettiva. L’idea è quella che si sia perseguendo una strategia tesa a fare terra bruciata attorno alla dirigenza. Quella che ha preso in mano il partito dopo la morte di Berlusconi.


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