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Licenziato per un danno da 280 euro, condannata Metro: “Illegittimo”

Il caso a Marghera: i familiari risarciti con quindici mensilità

di Maria Graziosi -


Era stato licenziato per un danno da 280 euro, dopo il provvedimento dell’azienda però lui s’era suicidato. La famiglia ha ottenuto dal giudice del lavoro la dichiarazione di illegittimità del licenziamento stesso. L’uomo, Paolo Michielotto, era stato “accusato” di non far pagare le consegne ai clienti. Il danno era stato conteggiato, dopo la sua sospensione dal ruolo di addetto alle vendite per la catena Metro, in una somma presunta pari ad appena 280 euro. Il lavoratore licenziato s’era rivolto ai sindacati, in particolare alla Cgil, per ottenere giustizia. Ma a distanza di una decina di giorni dalla notifica della fine del rapporto lavorativo si era ucciso.

Licenziato per un danno da 280 euro: “Illegittimo”

La causa era andata avanti, naturalmente, anche dopo la morte del lavoratore di fronte ai giudici del tribunale del lavoro di Venezia. A distanza di poco meno di due anni dal licenziamento, Metro è stata condannata a pagare quindici mensilità a favore dei familiari dell’uomo. E, in particolare, della sorella. Il provvedimento, difatti, è stato dichiarato illegittimo e la sanzione spropositata rispetto alla condotta rilevata e, per di più, di fronte alla (presunta) entità del danno che non risultava così importante.

Un lavoratore modello

La vicenda diventa ancora più drammatica considerando che, da tutti, Michielotto era considerato un lavoratore modello. Proprio lui, così ligio al lavoro e preciso nelle sue azioni, era incappato in un licenziamento che, alla lunga, aveva sentito come una condanna ingiusta oltre che sproporzionata rispetto alle “accuse” che gli venivano mosse dall’azienda per la quale lavorava. Licenziato, non ha retto. E si è tolto la vita. Un caso, questo, che fa pensare. E che riporta d’attualità il tema del lavoro e la necessità di un rapporto che sia umano tra la parte datoriale e i lavoratori.


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