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Politica

Intervista a Michele Boldrin, Segretario Nazionale del movimento politico ORA! e  candidato sindaco nel capoluogo veneto

“Ora conquisto Venezia, domani il Parlamento” 

di Marco Montini -


Michele Boldrin è il Segretario Nazionale del nuovo movimento politico ORA!, nonché candidato sindaco a Venezia. Con lui abbiamo parlato di elezioni, geopolitica, guerra ed Europa.

Sul sito di ORA! si legge “partito pragmatico e coraggioso”. L’obiettivo è portarlo in Parlamento nel ’27? 

“Senz’altro. Con l’astensionismo al 40% è evidente che troppi italiani non si riconoscano nella politica attuale. Ecco perché pragmatismo innanzitutto, cioè partire dai problemi reali del paese che la politica non ha saputo affrontare sino ad ora. Il principale: l’Italia non cresce, investe in risorse improduttive, scuola e università sono avulse da lavoro e impresa, e il sistema pensionistico è economicamente insostenibile. ORA! ha il coraggio di proporre riforme strutturali: vogliamo lavorare a un cambio epocale riguardo sanità territoriale, scuola, pensioni e mercato del lavoro con franchezza e trasparenza, mirando ai risultati”.

Perché il nome ORA! ? Sembra suggerisca urgenza… 

“E’ così! L’Italia non cresce da 40 anni. Rispetto all’Europa perde punti di Pil, capacità d’acquisto e produttività. Con la fine del Pnrr e con la situazione di guerra in Medio Oriente, la morsa dello stallo economico diventa più pungente. La politica italiana da anni promette riforme con la lingua dell’eterno rinvio e così oggi gli stipendi dei giovani non consentono di fare piani di vita, le famiglie fanno fatica, il costo dell’energia grava su persone e aziende. Reagire con politiche strutturali è l’urgenza. Siamo in ritardo di 40 anni almeno!”

Gli iscritti a ORA! sono per lo più giovani e giovanissimi.

“I giovani sono penalizzati da scuola e università inadatte alle esigenze del mondo in cui vivono e che non li preparano adeguatamente per il lavoro di oggi. Da questo, soprattutto, arrivano gli stipendi bassi e i contratti precari oltre che dall’incapacità del sistema Italia di attrarre aziende avanzate e mantenere nel paese i giovani maggiormente qualificati. La politica predilige gli interessi dei gruppi privilegiati e protetti anche perché i giovani sono di meno e votano meno. A loro, soprattutto, si rivolge ORA! Gli attuali lavoratori, soprattutto gli under 55, pagano contributi previdenziali che non vedranno mai tornare indietro in proporzione. ORA! si rivolge in modo concreto a loro, ma anche agli over 65 che mettono in discussione questa situazione perché comprendono che produce solo miseria futura in cambio di un contentino presente”.

 Lei corre anche come candidato sindaco di Venezia, occasione che avrebbe poi creato attriti con Carlo Calenda? Come mai? 

“La mia candidatura a Venezia nasce in un gruppo di lavoro locale con gli altri partiti che vengono definiti di “centro”. Il presupposto era la costruzione di un centro riformatore di cui la candidatura sarebbe stata solo un tassello. Poi gli altri, fra cui quelli che la mia candidatura avevano perorato, si sono defilati. Preferisco non continuare la polemica che creerebbe imbarazzo ad altri, non a noi di ORA! Noi, comunque, le porte le abbiamo tenute aperte, persino ora. Vorrei che un punto fosse chiaro: ORA! non rompe con il centro, con cui continua comunque a dialogare, ma constata che altri hanno forse altri piani”.

Lei ha dichiarato che la chiusura di Hormuz non è solo questione di petrolio ma anche alimentare. 

“Dallo stretto di Hormuz passa circa il 20% del traffico petrolifero mondiale. Ma i paesi del Golfo esportano attraverso quello stesso stretto anche ammoniaca e urea, prodotte a basso costo grazie al gas locale. Una chiusura prolungata aprirebbe più vulnerabilità in parallelo. Il Qatar è oggi un fornitore rilevante di Gnl per l’Europa; il blocco sospinge i prezzi europei del gas verso l’alto, con intensità dipendente dagli stoccaggi e dalla disponibilità di forniture alternative. Prezzi del gas elevati colpiscono direttamente la produzione europea di ammoniaca – già avvenuto nel 2021-2022 – con ricadute documentate sull’offerta di CO₂ food grade, gas recuperato dal processo di reforming su cui quella produzione si basa. In seconda battuta, una riduzione prolungata dell’offerta di urea dal Golfo farebbe salire i prezzi globali, riducendo l’applicazione nelle stagioni colturali successive – non nell’immediato – con effetti sulle rese di mais, frumento e riso”.

Lei, dunque, cosa propone? 

“In ordine di urgenza: una ricognizione dettagliata della dipendenza italiana da fertilizzanti azotati e da CO2 alimentare; un piano di contingenza nazionale, coordinato con l’Ue, che preveda stock strategici di urea e ammoniaca; un piano industriale per ricostruire in Italia e in Europa capacità di produrre ammoniaca. La sovranità alimentare è un’infrastruttura fisica, fatta anche di impianti e stoccaggi. Se non cominciamo, ogni crisi continuerà a ricordarci che dipendiamo da qualcuno. Infine, una riforma seria del settore energetico italiano”.

 La Commissione Ue ha presentato il piano “Accelerate Eu”. Che ne pensa?

“Il piano combina misure condivisibili (tra cui, l’elettrificazione dei consumi industriali) ma include interventi di breve periodo non efficienti circa il consumo energetico. La riduzioni delle accise e i sussidi alla sostituzione degli impianti sono risposte temporanee e sottraggono risorse a investimenti strutturali. Il vuoto più serio è che Accelerate Eu non mette in discussione le scelte che hanno escluso il nucleare dal piano operativo e hanno appesantito di procedure le rinnovabili su grande scala contribuendo ad aumentare costi e dipendenza dal gas”.


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