A favorire questo bilancio domestico più solido è stata una congiuntura nazionale positiva
Le famiglie italiane si confermano tra le più prudenti d’Europa quando si parla di portafoglio: meno debiti.
Secondo un’analisi del Centro Studi di Unimpresa basata su dati di Banca d’Italia, Istat e Bce, nel 2025 il livello di indebitamento dei nuclei domestici nel Bel Paese è sceso drasticamente, posizionandosi ben al di sotto della media dell’area euro.
Famiglie italiane: meno debiti e più tasso fisso nel 2025
Il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile in Italia è tornato ai livelli di quindici anni fa. Nel 2025, questa percentuale si attesta intorno al 56%, un dato molto rassicurante se confrontato con l’83% registrato in media nell’area euro.
Questo scarto di 27 punti percentuali non è un caso isolato: già nel 2010 l’Italia mostrava una resistenza simile (56% contro 99% europeo), segno di un orientamento culturale strutturalmente più cauto verso il credito.
La riduzione registrata negli ultimi quattro anni è stata netta. Rispetto al picco del 64% raggiunto nel 2021, l’indebitamento italiano è calato di 8 punti percentuali. La contrazione ha riguardato tutte le voci principali.
Mutui casa: scesi dal 34% al 30%
Credito al consumo: stabile all’11%. Altri prestiti: passati dal 19% al 15%.
Perché ci indebitiamo meno?
A favorire questo bilancio domestico più solido è stata una congiuntura nazionale positiva. La crescita dei redditi, l’aumento dell’occupazione e una minore precarietà lavorativa hanno permesso alle famiglie di pianificare con più serenità. E di ridurre la necessità di ricorrere a prestiti per coprire le spese. In sintesi: con una busta paga più certa, si tende a risparmiare di più e a chiedere meno aiuto alle banche.
Addio al tasso variabile
La vera rivoluzione riguarda però la scelta del tasso. Spaventate dal rialzo dei tassi BCE avviato nel 2022, le famiglie italiane hanno abbandonato in massa il tasso variabile. Se nel 2014 quasi l’80% dei prestiti era indicizzato, oggi la quota è crollata al 35%. Una trasformazione profonda che indica una ricerca di stabilità: gli italiani preferiscono la certezza della rata fissa per proteggersi dalle oscillazioni del mercato.
Nonostante i toni positivi, il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, invita alla cautela: se da un lato meno debiti significano meno rischi, dall’altro possono indicare una contrazione della capacità di investimento delle famiglie. Resta il fatto che, in un’Europa indebitata, l’Italia continua a distinguersi per equilibrio e prudenza.