Medico di famiglia, Forza Italia frena sulla riforma Schillaci
Il vicepremier Antonio Tajani e la presidente dei senatori Stefania Craxi hanno espresso una ferma contrarietà a quella che definiscono una possibile regressione
Medico di famiglia, il no di Forza Italia alla riforma Schillaci: “No a burocrati nelle Case di Comunità”. Il partito guidato da Antonio Tajani ribadisce la centralità del rapporto fiduciario tra medico e paziente, opponendosi all’ipotesi di trasformare i liberi professionisti convenzionati in lavoratori dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale.
Medico di famiglia, il no di Fi alla riforma
Il dibattito sul futuro della medicina generale in Italia si infiamma con la netta presa di posizione di Forza Italia. Il vicepremier Antonio Tajani e la presidente dei senatori Stefania Craxi hanno espresso una ferma contrarietà a quella che definiscono una possibile regressione dei medici di famiglia ad “anonimi burocrati” all’interno delle Case di Comunità previste dalla riforma.
Difesa dell’autonomia e del rapporto fiduciario
Secondo i leader azzurri, il pilastro del sistema deve rimanere la libera scelta e il legame confidenziale con l’assistito. Antonio Tajani è stato categorico nell’affermare che “il rapporto fiduciario con i cittadini non va ostacolato ma bensì valorizzato”. Il leader di Fi sottolinea come il medico di famiglia rappresenti un “insostituibile presidio sanitario e sociale del servizio sanitario nazionale senza il quale l’intero sistema cadrebbe in gravi difficoltà”.
La proposta politica di Forza Italia si oppone al passaggio dei medici alla dipendenza pubblica, sostenendo che il rapporto di lavoro debba restare “para subordinato convenzionato, cioè autonomo”, per evitare che soluzioni giudicate “pasticciate” aumentino i costi pubblici rendendo inefficiente l’assistenza primaria.
La proposta: studi associati e atti di indirizzo
Invece di una centralizzazione statalista, Forza Italia punta sulla valorizzazione degli studi associati. Stefania Craxi ha infatti esortato il governo affinché “si faccia un atto di indirizzo per cambiare il convenzionamento in funzione di studi associati che dovranno garantire reperibilità, fiduciarietà, prossimità”. L’obiettivo dichiarato è mettere al centro i bisogni concreti del paziente, rigettando quello che viene definito “l’astrattezza dello statalismo ideologico”.
Il coordinamento con le Case di Comunità
Non si tratta di un rifiuto totale delle nuove strutture territoriali, ma di una diversa modalità di integrazione. Forza Italia ha richiamato l’attenzione su un proprio disegno di legge. Previsto di attribuire ai medici il compito di “presidiare per alcune ore la settimana le case di comunità in coordinamento con il sistema sanitario regionale”.
Inoltre, di attuare immediatamente l’atto di indirizzo tra Governo e Regioni per sottoscrivere le convenzioni 2025-27.
Infine, di regolare l’attività dei medici convenzionati (inclusi pediatri e specialisti) affinché gli studi associati garantiscano le funzioni necessarie al funzionamento delle Case della Comunità senza snaturare la professione.
Una linea che punta a garantire una sanità di prossimità che non sacrifichi la disponibilità e la conoscenza diretta che ogni medico di fiducia ha con i propri pazienti.
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