L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Rincari plastica: perché la “mezzo litro” costa di più

Il Codacons denuncia, l'Antitrust indaga, le norme Ue incombono e...

di Giorgio Brescia -


L’Autorità Garante della Concorrenza ha deciso di fare luce sui recenti aumenti dei prezzi comunicati dai produttori di imballaggi di plastica, sospettando rincari e manovre speculative mascherate da necessità geopolitiche.

La War Surcharge: perché aumenta la plastica

L’indagine dell’Antitrust prende il via da una segnalazione del Codacons, che ha evidenziato come le aziende produttrici di materie plastiche stiano inviando ai propri clienti comunicazioni quasi identiche tra loro: la plastica subisce frincari. In questi documenti si richiede una revisione immediata dei contratti attraverso l’introduzione di sovrapprezzi straordinari.

La giustificazione ufficiale poggia sul complesso scenario internazionale legato al conflitto in Medio Oriente, sull’impennata dei costi energetici e sulla difficoltà dei trasporti, elementi che renderebbero inevitabile il ritocco dei listini per garantire la continuità delle forniture.

Cosa sta succedendo

In particolare, l’attenzione dell’Autorità si è concentrata sulla cosiddetta “War Med Surcharge”, una specifica voce di spesa applicata in percentuale che viene presentata come una “tassa di guerra” necessaria a coprire i rincari dei carburanti registrati nelle ultime settimane.

Le aziende che imbottigliano acqua e bevande analcoliche si trovano così in una posizione difficile. L’importo di questi aumenti è talmente elevato da non poter essere assorbito internamente dai bilanci societari, rendendo quasi certo il trasferimento dei costi sul consumatore finale.

Una stangata

Per chi acquista, questo scenario si traduce in una stangata concreta. Si stima infatti un aumento del 20% per l’acqua minerale, che corrisponderebbe a circa 5 o 6 centesimi in più per ogni bottiglia, mentre per le bibite analcoliche il rincaro previsto è del 10%.

Questo fenomeno si inserisce in un momento già delicato per l’industria del packaging, che entro l’estate dovrà completare l’adeguamento alla normativa europea sui “tethered caps”, ovvero i tappi che restano obbligatoriamente attaccati alla bottiglia per ridurne la dispersione nell’ambiente.

In arrivo le norme Ue

Il sospetto delle associazioni dei consumatori è che le tensioni in Iran e i costi della logistica vengano utilizzati come un paravento per recuperare i forti investimenti tecnologici richiesti proprio dalle scadenze di agosto. Mentre il settore spera in flessibilità sulle nuove regole ambientali, l’Antitrust ha richiesto tutta la documentazione commerciale per verificare se questi rialzi siano il frutto di reali necessità industriali o se si tratti di una strategia coordinata per gonfiare i prezzi in modo ingiustificato.

La svolta di agosto

L’Europa, infatti, accelera sulla sostenibilità e la tutela della salute. Dal prossimo agosto scattano i nuovi divieti sulle sostanze chimiche permanenti (i Pfas) e arrivano obblighi più severi per il riciclo degli imballaggi alimentari.

Il settore del packaging si appresta a vivere una trasformazione epocale. A partire dai prossimi mesi, entreranno in vigore le nuove direttive europee mirate a rendere i contenitori per alimenti non solo più amici dell’ambiente, ma soprattutto più sicuri per i consumatori. Questa roadmap normativa punta a eliminare le criticità legate alla gestione dei rifiuti e alla contaminazione chimica. Ma il settore italiano non sembra pronto a questo giro di boa. Per ora, aumenta i prezzi con i rincari della plastica.


Torna alle notizie in home