Gemona, cinquant’anni dopo, l’omaggio della Repubblica al Friuli ferito
Cinquant’anni dopo il sisma del ’76, la Repubblica torna a Gemona per onorare le vittime e la forza del popolo friulano.
Alle 15:45, alla base aeronautica di Rivolto, atterra il primo aereo di Stato con a bordo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. All’esterno, un imponente dispiegamento di forze dell’ordine presidia e bonifica l’area secondo protocollo, restituendo alla scena il tono solenne delle grandi ricorrenze nazionali. Pochi minuti dopo, alle 15:52, giunge anche il secondo aereo di Stato con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le auto scortate con le due più alte cariche dello Stato lasciano la base alle 16:00, dirette verso Gemona, cuore simbolico del terremoto del 6 maggio 1976.
Gemona accoglie le istituzioni: un ritorno nella memoria
A Gemona è già presente il Presidente della Regione Massimiliano Fedriga. Alle 16:35 arriva Giorgia Meloni, accolta dallo stesso Fedriga. Dopo dieci minuti, giunge il Presidente Mattarella, accolto da Massimiliano Fedriga, dal sindaco Roberto Revelant e dal prefetto Domenico Lione. All’ingresso del cimitero, come da protocollo, è la Presidente del Consiglio a riceverlo. Qui inizia ufficialmente la visita congiunta delle due massime cariche dello Stato per rendere omaggio alle vittime del sisma che, cinquant’anni fa, devastò il Friuli e cambiò per sempre la storia di questa terra.
Il silenzio del cimitero e la forza del ricordo
La visita al cimitero dura una decina di minuti. Un tempo breve, ma intenso, silenzio, corone, sguardi. Mattarella e Meloni si raccolgono davanti alle lapidi che custodiscono la memoria di quel minuto terribile che il Friuli non ha mai dimenticato. All’uscita, la folla accoglie il Presidente tra le vie di Gemona con applausi e cori, un’emozione composta e autentica, come solo i friulani sanno esprimere. Mattarella sorride, saluta, ringrazia.
Il Consiglio Regionale Straordinario
La delegazione si sposta al Cinema Teatro di Gemona per il Consiglio Regionale Straordinario. La seduta si apre con un cortometraggio toccante che ricostruisce quel minuto che sconvolse il Friuli: case che crollano, polvere, sirene, ma anche mani che scavano, comunità che si rialzano. Seguono i ricordi delle istituzioni regionali, le vittime, il Modello Friuli, la nascita dell’Università di Udine, la Protezione Civile, la tenacia del popolo friulano, le figure di Giuseppe Zamberletti, l’uomo simbolo della ricostruzione e di Monsignor Alfredo Battisti, l’arcivescovo che guidò spiritualmente la ricostruzione. Anche la Presidente Meloni interviene con parole di ricordo e riconoscenza, prima di lasciare la scena al Capo dello Stato.
L’omaggio del Presidente, un Paese che non dimentica
Nel suo intervento, Sergio Mattarella ricorda la devastazione del 1976 con parole misurate e profonde, paragonando quel paesaggio distrutto alle immagini delle guerre che queste montagne conoscono bene. Un parallelismo che non è retorica, ma memoria viva, qui, tra valli e montagne, la storia ha lasciato cicatrici che il terremoto ha riaperto e che la ricostruzione ha saputo ricucire con dignità.
La pacatezza che unisce
In questa giornata di commemorazione, la figura del Presidente Mattarella emerge come punto fermo, pacato, sensibile, rispettoso, capace di rendere omaggio a una regione e a un popolo con la delicatezza che la memoria merita. Il Friuli lo accoglie come si accoglie chi comprende davvero, con gratitudine. E lui, con la sua sobrietà, restituisce al Friuli ciò che il Friuli ha insegnato all’Italia intera, la forza di rialzarsi, insieme.
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