Come la nuova indagine ha stravolto il quadro sul delitto di Garlasco
Fin dall’inizio della nuova indagine sul delitto di Garlasco da queste colonne abbiamo rimarcato un principio molto semplice: Alberto Stasi, detenuto da dieci anni, non è stato condannato oltre ogni ragionevole dubbio. Cosa che invece la legge prevede. Nei mesi questa convinzione si è, se possibile, ulteriormente rafforzata. Sia nei tanti addetti ai lavori a vario titolo che in parte dell’opinione pubblica. Cioè, di quel popolo nel nome del quale è amministrata la giustizia. Questo è accaduto – è giusto darne atto – più che per il lavoro svolto dalla procura di Pavia – che scrupolosamente e con enorme serietà ha indagato su Andrea Sempio senza alimentare fughe di notizie, come invece accaduto nell’inchiesta contro Alberto Stasi – grazie a un’accurata attività giornalistica che, oltre a chiedersi cosa avessero gli inquirenti nei confronti del nuovo indagato, si è concentrata sui punti traballanti della precedente inchiesta.
Tra incongruenze tecniche e problemi logici
E di forzature e cose che non tornano ne sono emerse davvero tante. Tra incongruenze ed errori l’elenco di ciò che non torna della condanna di Stasi è molto più lungo di quanto sembra invece essere al proprio posto. Una bella dimostrazione di come il giornalismo sa, può e deve essere qualcosa di molto diverso dalla gogna mediatica. All’incongruenza tecnicamente evidente di una condanna oltre ogni ragionevole dubbio dopo due assoluzioni, si sono dunque aggiunti elementi che anche solo per mera logica hanno di fatto, se non sconfessato, quantomeno fortemente minato le ragioni di un giudicato che lo ha riconosciuto colpevole. E sebbene la principale diatriba sia erroneamente stata quella tra innocentisti e colpevolisti, uno degli elementi più significativi è che – in molti, purtroppo non in tutti – ha trovato spazio anche un barlume di garantismo.
Un quadro mutato
Questo quadro adesso è cambiato. Perché da quanto emerge siamo ben oltre una condanna evidentemente non emessa al di là di ogni ragionevole dubbio. Quella che sembra infatti affiorare è l’innocenza di Alberto Stasi. E non perché c’è un nuovo indagato – a breve, molto probabilmente, imputato – per l’omicidio di Chiara Poggi. Men che meno perché l’attuale sospettato può essere considerato già come il colpevole. Si ripeterebbero gli stessi gravi errori già commessi nei confronti di Stasi. Il vero elemento di novità della nuova inchiesta è che la dinamica dell’omicidio di Chiara è considerevolmente cambiata rispetto ai risultati dell’indagine che ha portato alla condanna dell’allora fidanzato della vittima. Dall’orario della morte alle varie fasi nelle quali sarebbe avvenuta l’aggressione, passando per la sua durata.
La nuova dinamica del delitto di Garlasco emersa dall’indagine su Sempio
Se questi elementi finissero effettivamente nella richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio – a prescindere dalla sua innocenza o colpevolezza – e a maggior ragione se il Gip li considerasse validi al punto da istruire un processo, la nuova dinamica dell’assassinio sarebbe incompatibile con la condanna di Alberto Stasi. A meno che non si ritenga di poter lasciare in galera qualcuno che oltre a essere stato condannato per omicidio senza un movente avrebbe anche un alibi. E questo lascia presupporre che, in concomitanza con la richiesta di revisione, la difesa di Stasi, contrariamente a quanto ritenuto finora, possa immaginare di avanzare anche un’istanza di sospensione dell’esecuzione della pena.
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