L’eclissi della responsabilità: Modena e la tentazione terapeutica della politica
Analisi liberale sul caso di Modena: il primato dello Stato di diritto e della responsabilità penale individuale contro le derive del giustificazionismo clinico
Il drammatico fatto di cronaca avvenuto in via Emilia Centro a Modena, con il grave ferimento di sette passanti per mano di Salim El Koudri, esige una riflessione profonda che va oltre la pur necessaria reazione emotiva. Di fronte a una dinamica che i magistrati della Procura hanno formalmente inquadrato nell’ipotesi di reato di strage, si è assistito nelle ultime ore al reinsorgere di un dibattito che rischia di deviare dai binari del rigore giuridico.
L’espressione più evidente di questa tendenza si ritrova in alcune dichiarazioni, come quelle dell’on. Matteo Richetti, Azione, volte a ricondurre l’accaduto quasi esclusivamente alla categoria dei «disturbi mentali», o nelle valutazioni del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha accennato a un «fatto collocabile in una situazione di disagio psicologico». Sebbene la stessa famiglia del trentunenne abbia confermato i trascorsi del giovane presso i servizi di salute mentale, l’adozione immediata di una chiave di lettura prevalentemente clinica rischia di oscurare il principio cardine su cui poggia il nostro ordinamento: la centralità della responsabilità penale individuale.
La coerenza delle procedure e la tutela della cittadinanza
Per chi si riconosce nei valori del garantismo e dello Stato di diritto, l’enfasi posta sulla vulnerabilità psichica solleva un interrogativo di natura squisitamente amministrativa e istituzionale. Se il soggetto presentava un quadro di instabilità tale da renderlo potenzialmente pericoloso per l’incolumità pubblica, è necessario comprendere l’efficacia dei meccanismi di controllo e prevenzione previsti dalle normative.
Un individuo legalmente autorizzato a condurre un veicolo e in possesso di piena libertà di movimento viene considerato, fino a prova contraria e secondo i parametri civili, un soggetto idoneo e consapevole. Introdurre la tesi del deficit sanitario come parziale ammortizzatore dell’evento crea un cortocircuito: se il quadro clinico era noto, si pone un tema di vigilanza da parte delle strutture competenti; se non lo era, l’azione va valutata per la sua oggettiva gravità, attendendo che siano i periti nelle sedi opportune a stabilire l’eventuale vizio di mente.
Il rispetto per la magistratura e per le vittime
A richiamare tutti a una doverosa prudenza concettuale intervengono i primi atti formali dell’inchiesta. Davanti ai pubblici ministeri, l’indagato ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Si tratta dell’esercizio di un legittimo diritto della difesa previsto dal nostro ordinamento, una prerogativa formale all’interno delle dinamiche del codice di procedura penale.
Mentre l’iter giudiziario farà il suo corso per accertare la verità dei fatti, l’attenzione prioritaria delle istituzioni deve rimanere ancorata al rispetto e alla tutela di chi ha subito le conseguenze più drammatiche di quel pomeriggio, come i feriti ricoverati negli ospedali di Modena e Bologna, destinatari della vicinanza istituzionale espressa dal Presidente Mattarella e dalla Premier Meloni. Declassare anzitempo la gravità dell’accaduto a una questione di emergenza sanitaria rischia di suonare sgradito a chi oggi affronta il trauma di lesioni e mutilazioni irreversibili.
Il valore della legalità e il ruolo dello Stato
In questo contesto, una risposta equilibrata e autenticamente liberale è giunta dal vicepremier Antonio Tajani, il quale ha chiesto il conferimento della medaglia al valore civile per tutti i cittadini che sono intervenuti con coraggio per bloccare l’aggressore: l’italiano Luca Signorelli, rimasto ferito nel corpo a corpo, e i due cittadini di origine egiziana Osama Shalaby e suo figlio.
Si tratta di una scelta istituzionale impeccabile, che conferma come il senso del dovere e il rispetto della legalità non conoscano steccati ideologici o di provenienza, ma appartengano a chiunque scelga di difendere la convivenza civile. Tuttavia, proprio la cultura liberale ci ricorda che il civismo dei singoli, per quanto encomiabile e degno del massimo riconoscimento dello Stato, non può diventare un surrogato delle funzioni pubbliche. La sicurezza urbana e il controllo del territorio rimangono prerogative istituzionali non delegabili, che richiedono risposte strutturali.
Il primato del diritto sulla retorica clinica
La richiesta di certezza della pena e di un rigoroso controllo dell’ordine pubblico non risponde a pulsioni demagogiche, ma alla tutela della libertà dei cittadini all’interno di una società aperta. Il giustificazionismo sociologico o clinico espresso non aiuta a risolvere le criticità del Paese. Modena ci ricorda che la difesa della legalità si garantisce attraverso l’efficienza delle istituzioni e la fermezza delle leggi, mantenendo sempre netta la distinzione tra l’accertamento giudiziario e la speculazione di parte.
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