L’Ucraina alza il tiro. Nato e Usa sostengono lo sforzo bellico di Kiev
Washington gioca su due tavoli
L’Ucraina sta portando la guerra dentro la Russia, colpendo infrastrutture critiche a centinaia di chilometri dal fronte. “Il nostro piano a lungo termine per maggio si sta svolgendo”, ha dichiarato Volodymyr Zelensky, rivendicando l’attacco con droni alla raffineria di Syzran, oltre 800 km all’interno del territorio russo. L’impianto, di proprietà di Rosneft, è stato incendiato e le immagini diffuse dal presidente ucraino mostrano danni significativi. L’obiettivo dichiarato degli ucraini è chiaro: raffinerie, depositi, infrastrutture energetiche. Colpire il portafoglio dei russi, non solo il loro esercito.
Washington: dialogo con Mosca, armi a Kiev
Gli Usa continuano a muoversi in maniera molto ambigua. Il Dipartimento di Stato ha appena approvato una nuova fornitura da 108 milioni di dollari per la manutenzione del sistema missilistico HAWK, rafforzando ulteriormente la difesa aerea ucraina. Eppure, parallelamente, gli americani mantengono canali diplomatici aperti con la Russia, cercando di evitare un’escalation incontrollabile che trasformerebbe il conflitto in uno scontro diretto tra potenze nucleari.
Per Rutte toni sempre più da cobelligerante
In questo scenario già teso, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha scelto un registro che va oltre la prudenza diplomatica. “È nostro dovere garantire che l’Ucraina disponga di tutto il necessario per sostenere lo sforzo bellico”, ha detto arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri a Helsingborg. Rutte chiede più fondi, più armi, più impegno, lamentando che solo “sei o sette alleati” stiano sostenendo il peso maggiore.
Il suo messaggio è inequivocabile. Secondo lui, l’Europa deve farsi avanti, assumere un ruolo più attivo, quasi operativo, nel sostenere Zelensky. Parole che, lette dal Cremlino, suonano come un passo ulteriore verso un impegno diretto. E che mostrano come, dentro il blocco atlantico, stia crescendo una corrente che non vuole più limitarsi al supporto logistico, ma punta a un coinvolgimento politico e militare più ampio.
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