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Politica

L’Europa sospesa tra rigore e futuro

L’Europa tra rigore e crescita: la visione di Stefania Craxi per un nuovo patto europeo contro il declino economico e sociale

di Anna Tortora -


“Se l’Unione europea, anche grazie alla spinta italiana, da una parte ha finalmente aperto la discussione sulla necessità di concedere strumenti di flessibilità per affrontare l’emergenza energetica, dall’altra deve pensare a come rivedere strutturalmente il suo modello di crescita, senza il quale rischiamo un declino silenzioso, con conti formalmente in ordine ma società più povere. Bisogna costruire l’Europa che serve e che non c’è. Serve un rinnovato “patto europeo” per la crescita. È il lavoro che Forza Italia sta portando avanti”.

Le parole della senatrice Stefania Craxi fotografano una delle contraddizioni più profonde dell’Europa contemporanea: la distanza crescente tra stabilità finanziaria e crescita reale. Un tema che non riguarda soltanto i mercati o le dinamiche economiche, ma la tenuta stessa del progetto europeo.
Negli ultimi anni l’Unione ha progressivamente costruito la propria identità attorno alla disciplina di bilancio, trasformando il rigore in un parametro quasi esclusivo di affidabilità politica. Ma le crisi internazionali (dalla pandemia alla questione energetica fino alle tensioni geopolitiche) hanno mostrato quanto fragile possa diventare un continente che difende i numeri senza rafforzare le proprie fondamenta strategiche.

Il riferimento al “declino silenzioso” appare, in questo senso, particolarmente significativo. Perché il rischio evocato non è quello di una crisi improvvisa, bensì di un impoverimento graduale delle società europee: meno competitività industriale, minore capacità produttiva, crescita rallentata e progressiva erosione del ceto medio.

La flessibilità introdotta sul fronte energetico rappresenta certamente un primo segnale di cambiamento. Anche grazie all’iniziativa italiana, Bruxelles ha iniziato a riconoscere la necessità di strumenti straordinari per affrontare una fase economica eccezionale. Tuttavia, la gestione dell’emergenza non può sostituire una riflessione strutturale sul futuro dell’Europa.

Il nuovo patto europeo per la crescita

È proprio qui che si inserisce la proposta politica richiamata da Craxi: costruire un nuovo “patto europeo” fondato non soltanto sulla stabilità finanziaria, ma sulla crescita, sugli investimenti e sulla competitività strategica.
La questione assume una dimensione che va oltre il semplice dibattito economico. Oggi le grandi potenze globali investono massicciamente in tecnologia, energia, infrastrutture e politica industriale. L’Europa, invece, continua spesso a muoversi dentro una logica prevalentemente regolatoria, più attenta alla gestione delle compatibilità che alla costruzione di una visione geopolitica autonoma.
L’Italia prova dunque a rilanciare una linea europeista diversa: meno ideologica, più pragmatica, capace di coniugare sostenibilità dei conti pubblici e necessità di sviluppo. Una posizione che punta a riportare il tema della crescita al centro dell’agenda continentale.

Il nodo vero riguarda infatti la funzione stessa dell’Unione europea nel XXI secolo. Un’Europa che non investe, che non protegge le proprie filiere strategiche e che non sostiene la propria capacità produttiva rischia inevitabilmente di perdere peso economico e influenza politica nello scenario globale.

Tra disciplina e visione politica

La riflessione proposta dalla senatrice di Forza Italia riapre dunque un interrogativo decisivo: quale Europa si intende costruire nei prossimi anni? Un’unione limitata al controllo delle regole finanziarie oppure una comunità politica capace di produrre sviluppo, innovazione e coesione sociale?
La risposta non riguarda soltanto l’economia. Riguarda la credibilità stessa dell’idea europea. Perché nessun progetto politico può sopravvivere a lungo se smette di offrire prospettive di crescita e fiducia nel futuro.
Ed è proprio dentro questa tensione tra disciplina e ambizione strategica che si gioca oggi la vera sfida europea: costruire finalmente quell’Europa che, come sostiene Stefania Craxi, ancora non c’è.

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