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Politica

Vannacci è determinante

di Alessandro Scipioni -


​La vera vittoria del generale Roberto Vannacci non si misura sui libri venduti o sulle provocazioni televisive, ma su una spietata realtà matematica. Oggi è diventato determinante. Senza di lui, sondaggi alla mano, il centrodestra va a casa.

​È questa la prima, fondamentale vittoria politica dell’eurodeputato. Certo, Letizia Moratti può continuare a mugugnare parlando di alleanza impossibile, ma il suo peso politico attuale somiglia a quello di una piuma al vento. Flavio Tosi può mostrare un cauto scetticismo, ripetendo che un’alleanza strutturale resti difficile da digerire.

Poi interviene la logica dei numeri a silenziare il tutto!

Senza Vannacci, per la coalizione di governo si aprono le porte dell’opposizione. Con l’attuale legge elettorale l’assenza del generale condannerebbe il Paese a un pareggio paralizzante, se invece si passasse allo Stabilicum, i pieni poteri finirebbero dritti nelle mani di Elly Schlein.

In pratica il centrodestra dovrebbe scegliere tra un governo di centro, condizionato da Renzi, capace di portare Casini al Quirinale, e l’alternativa di un governo di estrema sinistra a guida Schlein, capaci di aspettare l’età anagrafica per Francesca Albanese al Colle.

​Da buon stratega, Vannacci sa che questa è la sua arma più potente. Essere l’ago della bilancia, l’uomo in grado di decidere la vittoria o la sconfitta del fronte conservatore. Ciò gli garantisce un margine di trattativa immenso. Il primo obiettivo è centrato: costringere gli alleati a fare i conti con lui.

​Il secondo tempo della partita sarà più complesso. Gestire il potere da protagonisti o giustificare davanti al proprio elettorato i compromessi necessari per governare. È tutt’altra faccenda.

Ma Parigi non si conquista in un giorno. Il generale sa che la leadership val bene una messa e che le future battaglie vanno affrontate nei modi opportuni, ma soprattutto da una posizione di assoluta forza.

Oggi il centrodestra non può più permettersi di ignorarlo. O si stringe un accordo con lui, o si consegna l’Italia alla sinistra. E Vannacci, questo, lo sa benissimo. Come lo sa anche Giorgia Meloni. Ora l’accordo dovrà stabilire quanto il centrodestra sia disposto a concedere, pur di non cedere il timone del governo.

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