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Politica

A Salerno lo sceriffo è tornato in città

di Giuseppe Ariola -


Gli appassionati di film western lo sanno bene: gli sceriffi non rispondono a nessuno, soltanto alla legge. E siccome la incarnano, praticamente rispondono solo a sé stessi. Non hanno bisogno di alleanze solide e durature, decidono di volta in volta chi è il miglior sodale per ciascuna specifica attività. E il fatto che qualcuno lo sia stato in passato non significa affatto che lo sia nel presente o che lo sarà in futuro. Gli sceriffi comandano, fanno il bello e il cattivo tempo, sono imprevedibili e la miglior cosa che si possa fare è provare a trovarsi sempre dalla loro parte. Sebbene Salerno non si trovi in Texas, Arizona o Nevada, è comunque questo il contesto nel quale sono maturate la candidatura e la rielezione di Vincenzo De Luca a sindaco.

La difficoltà del Pd

L’ex governatore della Campania, concluso il mandato alla guida della Regione, è tornato nella sua città e ha subito iniziato a dettare legge. Come ogni sceriffo che si rispetti. Già sindaco di Salerno per cinque volte – quattro eletto e una, la prima, avendo ereditato la carica dal primo cittadino dimissionario Vincenzo Giordano fino alle successive elezioni – De Luca si è imposto per la sesta volta. Non solo agli avversari, ma soprattutto agli alleati. Il Pd, in Campania guidato dal figlio Piero, non ha neanche presentato una propria lista. Ha dovuto sostenere la corsa di De Luca senza un simbolo nel tentativo si salvare capre e cavoli. Ovvero, per poter dire di avere un proprio esponente primo cittadino di Salerno evitando che sulla scheda elettorale fosse certificato come i partiti del campo largo sostenessero candidati a sindaco differenti.

La rielezione di De Luca come sindaco

Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno infatti appoggiato uno sfidante dello sceriffo. Non solo perché non intenzionati a sostenere la corsa di De Luca, ma perché lui non li ha voluti. Anche a rischio di compromettere gli equilibri nazionali che dovranno condurre nel 2027 a una coalizione contrapposta al centrodestra. Il campo progressista o quello largo per lui sono una “bestemmia”. A casa sua non c’è per spazio per nessuno all’infuori di sé. E lo ha dimostrando ancora una volta, non solo stravincendo le elezioni amministrative, ma dettando la linea a un Pd che non potuto fare altro se non obbedire. Come un figlio che asseconda la volontà del padre. Come chiunque trovandosi di fronte a uno sceriffo non può fare altro che obbedire e rispondere signorsì signore, sperando di entrare e restare nelle sue grazie.


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