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Esteri

Fetterman minaccia l’addio al Partito Democratico e l’AIPAC taglia i finanziamenti ai Dem

Il senatore della Pennsylvania, John è pronto ad abbandonare il Partito Democratico per le posizioni anti-israeliane del movimento.

di Cinzia Rolli -


DALLA NOSTRA INVIATA

Il senatore della Pennsylvania, John Fetterman, ha minacciato di abbandonare il Partito Democratico qualora la linea politica del movimento continui a scivolare verso posizioni anti-israeliane.

Questo è solo l’ultimo segno della profonda spaccatura tra il gruppo democratico e Israele, gruppo sempre più schierato a favore dei palestinesi nel conflitto mediorientale.

La lotta nel partito

La guerra tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza ha infatti contribuito a creare una lotta intestina all’interno del partito di centrosinistra tra la base progressista e i membri più tradizionalisti. Questa frattura ha generato aspre sfide alle primarie contro i candidati filo-israeliani in carica e ha innescato un’importante lotta interna sulla futura politica estera.

La componente filo-palestinese all’interno del Partito Democratico ha vissuto una rapidissima ascesa, trasformandosi da frangia progressista marginale a corrente di forte impatto politico. Questa evoluzione è guidata dal cambio di orientamento dell’elettorato e dai successi alle primarie di candidati più giovani, legati alla sinistra radicale e al socialismo democratico.

I sondaggi

A confermare questa metamorfosi sono anche i dati demoscopici: per la prima volta in oltre vent’anni, i sondaggi Gallup hanno registrato un sorpasso storico, mostrando come le simpatie degli americani si stanno orientando più verso i palestinesi che verso gli israeliani.

Fetterman ha tracciato un limite rosso invalicabile nel caso in cui lo schieramento dovesse lasciare Israele da solo, adottando un programma contrario alla concessione di aiuti a Tel Aviv.

Noi democratici dobbiamo sempre sostenere Israele, il nostro alleato speciale e l’unica democrazia dell’intera regione. Per questo sono sempre orgoglioso di schierarmi dalla sua parte”, ha affermato il senatore John Fetterman.

Quasi la metà dei democratici alla Camera ha votato a favore di un emendamento per azzerare 3,3 miliardi di dollari di aiuti militari allo Stato ebraico.

La misura anti-israeliana

L’appoggio a questa misura anti-israeliana da parte di esponenti di primo piano della vecchia guardia democratica, tra cui l’ex presidente della Camera Nancy Pelosi, ha generato ripercussioni sul piano politico.

In prima linea si è posta l’AIPAC, la principale lobby filo-israeliana negli Stati Unit,i la quale ha reagito sospendendo i contributi finanziari alle campagne elettorali ed escludendo dai propri circuiti di raccolta fondi i parlamentari favorevoli al blocco delle risorse.

La legge

Sebbene la proposta di legge non sia stata approvata, il forte numero di sostenitori democratici ha scosso il comitato per gli affari pubblici americano-israeliano.

Dopo la votazione, infatti, l’American Israel Public Affairs Committee ha dichiarato in un comunicato di provare delusione per la votazione dei 103 democratici che si sono uniti al deputato repubblicano Thomas Massie per indebolire i rapporti tra America e Israele.

L’eventuale uscita dal partito di Fetterman complicherebbe il tentativo dei democratici al Senato di conquistare il controllo della Camera nelle elezioni di medio termine di novembre.

I democratici infatti hanno bisogno di guadagnare quattro seggi per ottenere la maggioranza al Senato.

Il futuro di Fetterman

Fetterman non ha specificato se in caso di abbandono si unirà al partito repubblicano o se diventerà un politico indipendente oppure se continuerà a far parte del gruppo parlamentare democratico in modo alternativo e diverso; ha però tuttavia ammesso di essere stato già contattato da alcuni repubblicani in merito ad una sua possibile uscita dal movimento di appartenenza.

L’ultimatum

L’ultimatum di John Fetterman non rappresenta soltanto una questione di coerenza personale, ma evidenzia la più profonda crisi d’identità che il Partito Democratico si trova ad affrontare nell’era post Biden.

In un Congresso dove ogni singolo seggio pesa come un macigno, la nascita di una forte componente indipendente o un clamoroso strappo centrista rischierebbero di paralizzare l’azione dei Dem.

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