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Longevity economy: il Vaticano la benedice

Un summit a Milano, uno a Roma. Il mercato milionario dei silver

di Angelo Vitale -


L’avvento della longevity economy benedetta dal Vaticano. In questo 2026 l’invecchiamento sta cambiando pelle, passando da “costo sociale” a “asset strategico”. La conferma più clamorosa non arriva solo dai mercati finanziari, ma dalle navate dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, dove il Vatican Longevity Summit ha appena sancito una svolta epocale: la Chiesa abbraccia la geroscienza e “benedice” la rivoluzione demografica.

Roma chiama, Milano risponde

Mentre il mondo guarda all’Italia come al grande laboratorio globale della longevità — siamo il Paese più anziano d’Europa e tra i primissimi al mondo — si sta compiendo un matrimonio d’interesse (ed etico) tra la scienza del tempo e la silver economy, un colosso che oggi vale oltre 715 miliardi di euro, circa un terzo del nostro Pil.

Se Roma chiama, Milano risponde. tra le due “capitali” il nuovo asse della “buona vita”. C’è una tensione creativa intrigante tra le due città.

Da un lato Roma, con il Summit vaticano che punta a “riprogettare l’algoritmo del tempo”, unendo premi Nobel come Shinya Yamanaka e bioeticisti e ricordando che vivere a lungo non deve essere un privilegio per ricchi, ma un percorso di dignità accessibile a tutti. Dall’altro, Milano, che con il recente Longevity Summit e il lavoro del Silver Economy Network di Assolombarda, si pone come l’hub dell’innovazione tecnologica e della finanza applicata.

L’avvento della longevity economy

Roma detta il codice etico, Milano costruisce gli strumenti. È qui che la silver economy si evolve in longevity economy. Non più una gestione del declino, ma una pianificazione che inizia a 50 anni per garantirsi un’esistenza attiva, autonoma e, soprattutto, in salute, il cosiddetto healthspan.

I dati sembrano incontrovertibili. I “silver” sono i veri motori della resilienza economica italiana. Mentre le fasce più giovani faticano a recuperare i livelli reddituali pre-crisi, gli over 65 sono l’unica categoria che ha visto il proprio reddito medio crescere costantemente, superando oggi i 24.000 euro annui (+18,9% rispetto al 2020).

Non è solo reddito, è patrimonio. I silver italiani detengono una ricchezza mobiliare e immobiliare stimata in oltre 4.100 miliardi di euro, più di due volte il Pil nazionale. Sono meno indebitati dei quarantenni (solo il 6,8% ha un mutuo aperto contro il 27,8% dei giovani) e hanno una propensione al consumo di qualità che sta ritarando interi settori. Oltre il termometro, quali i settori pronti al boom?

Cosa comprano i nuovi “longennials”?

La ricerca intercetta bisogni sempre più specifici. Volano salute e prevenzione (+55% al 2025). Non si tratta solo di farmaci, ma di nutraceutica, diagnostica avanzata e telemedicina. E, sorprendentemente, il 66% dei silver si sente già pronto alle skill digitali per la sanità a distanza. Crescono anche la domotica e il senior housing. La casa diventa un “caregiver tecnologico”.

Si stima che tra 20 anni un silver su tre vivrà solo. Da qui l’esplosione del senior housing, modelli abitativi indipendenti con servizi comuni, che in Europa muovono già miliardi ma che in Italia sono ancora una prateria per gli investitori.

Il mood, pure per il turismo di prossimità e per il settore della cultura. La spesa turistica dei silver italiani vale già 5 miliardi di euro. Preferiscono i viaggi “slow”, la natura e le città d’arte, semmai fuori stagione, garantendo la tenuta del settore tutto l’anno.

La sfida del Vaticano

La sfida del Vaticano, in questo scenario, punta a democratizzare la geroscienza. Il punto di rottura più intrigante sollevato al Summit di Roma riguarda le disuguaglianze biologiche. Il rischio denunciato da Padre Alberto Carrara e dagli esperti riuniti all’Iinbe è che la “longevità sana” diventi una merce esclusiva per i super-ricchi della Silicon Valley.

La Chiesa propone una visione alternativa. La scienza deve puntare sulla “ormesi” – lo stress positivo attraverso stili di vita corretti – e sulla democratizzazione delle cure per l’Alzheimer e le terapie rigenerative. L’idea è che la garanzia di uno scopo quotidiano e relazioni sociali solide abbiano un impatto sulla mortalità superiore a molti integratori costosi.

E’ un percorso verso un nuovo contratto sociale. Il messaggio che emerge da questa convergenza tra fede, scienza e mercato è che stiamo vivendo una “adolescenza della vecchiaia”. Gli anziani di oggi sono i “giovani anziani” che non vogliono essere messi in panchina. Gestiscono il 36% delle pmi italiane e contribuiscono al welfare informale – la quasi quotidiana assistenza a figli e nipoti – per un valore aggiunto stimato in almeno 50 miliardi di euro.

Un motore di crescita mondiale

La Carta Etica sulla Longevità redatta al termine dei lavori vaticani, potrebbe dunque diventare la bussola per le aziende del futuro. Un’impresa che ignora il target “silver” o che non promuove il trasferimento intergenerazionale delle competenze – peraltro preteso dall’accelerazione del mercato – è un’impresa destinata all’obsolescenza.

La vera “svolta”, in conclusione, non è solo vivere fino a 100 anni, ma aver capito che la longevità è l’ultimo grande motore della crescita globale. L’Italia, con il suo mix unico di biologia, cultura e risparmio, è la capofila di questa rivoluzione. Il futuro è “silver”, ma per splendere davvero dovrà essere — come suggerisce il Vaticano — un algoritmo equo e profondamente umano.


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