La sanzione da 200 milioni a causa dei "prodotti illegali". La risposta: "Sproporzionata"
Ue, non ti Temu. La Commissione ha decretato la maxi multa al colosso cinese dell’e-commerce ma da Shangai (anzi, dall’Irlanda dove si trova la sede legale insieme a tutte quelle di Big Tech) arriva una sonora sfida a Bruxelles: “La sanzione è sproporzionata”. Già, perché la mazzata è tosta: 200 milioni di euro, sulla scorta delle (presunte) violazioni del Digital Services Act che prevedono multe strettamente commisurate al fatturato delle aziende colpite. Le accuse a Temu sono quelle di vendere merce illegali. E di non aver fatto granché dato che “è molto probabile” imbattersi, per gli utenti, in prodotti fuorilegge. È una vicenda che conosciamo bene. Che era esplosa in Francia, quando s’era scoperto che era possibile comprare bastoni, coltelli, addirittura bambole sessuali con le fattezze di minorenni. Di tutto. E di più. Una battaglia che era servita a ricompattare i ranghi del commercio europeo, e francese in particolare, messo all’angolo dall’offensiva sempre più decisa dei colossi dell’e-commerce.
Le ragioni della multa Ue, la replica di Temu
Una vera e propria morsa, tra prodotti a prezzi irrisori e abitudini che cambiano. La multa, salatissima, rappresenta la prima (e forse unica…) arma che è rimasta in mano alla Ue per tutelare il commercio. Intanto, però, Temu ha contestato l’operato della Commissione asserendo che “la decisione riguarda la nostra prima valutazione Dsa nel 2024 e non riflette lo stato attuale dei nostri sistemi”. Temu, poi, ha ribadito di aver “collaborato in modo costruttivo con la Commissione durante l’intero processo e, da allora, ha adottato ulteriori misure per rafforzare la valutazione dei rischi, la governance della piattaforma e la tutela degli utenti”.