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Attualità

Il caldo non è più solo “meteo”: ecco perché

La vera sorpresa è il Sud finalmente al riparo dalla siccità degli anni scorsi

di Giorgio Brescia -


Il caldo non è più solo “un evento meteo”, l’arrivo anticipato delle temperature estive non rappresenta più una sorpresa isolata, ma un preciso fattore di rischio strutturale per la salute pubblica.

Allerta temperature

In queste settimane sembra che la gestione dello stress termico in Italia abbia superato i confini della gestione emergenziale. Ed entra stabilmente nei protocolli della medicina del lavoro e della pianificazione sanitaria coordinata.

Il passaggio da “evento climatico acuto” a “rischio sistemico” trova riscontro nelle decisioni istituzionali e nelle strategie di prevenzione. Regioni e ministero della Salute hanno anticipato i tempi di attivazione dei piani operativi stagionali. Ciò, per rispondere a un’ondata di calore che sta investendo l’intera penisola.

Bollino rosso e arancione per il caldo

Il sistema nazionale di previsione e allarme per le ondate di calore evidenzia anomalie termiche significative. L’ondata di calore in corso fa registrare temperature percepite che raggiungono picchi compresi tra i 36 e i 38 gradi. Una condizione di stress bioclimatico severo che da oggi subirà un parziale smorzamento. In arrivo, infatti, correnti d’aria più fresche capaci di riportare temporaneamente i valori nella norma.

Il bollettino del ministero della Salute fotografa una situazione di rischio polarizzata, assegnando il Livello 3 – il Bollino Rosso – a quattro grandi nodi urbani del Paese: Bologna, Firenze, Roma e Torino. Il livello massimo di allerta indica condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute di anziani, neonati, soggetti affetti da patologie croniche, ma anche delle persone sane, attive e dei lavoratori esposti all’aperto.

Parallelamente, la mappa del rischio meteo per il caldo si estende ai centri urbani di medie e grandi dimensioni con l’attivazione del Livello 2 – il Bollino Arancione – per 12 città. Monitorate Bolzano, Brescia, Milano, Trieste, Venezia, Verona, Perugia, Pescara, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo.

Emergenza meteo? No

L’evidenza che il caldo estremo sia una questione di salute pubblica e sicurezza sul lavoro e non “un evento meteo” improvviso ha spinto la Regione Lazio a varare le proprie contromisure a partire dal mese di maggio, anticipando la scadenza stagionale. Un provvedimento introduce un divieto tassativo di lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia oraria compresa tra le 12:30 e le 16:00.

L’ordinanza, valida fino al 15 settembre, si applica in modo vincolante quando il meccanismo di blocco scatta automaticamente nei giorni in cui la mappa del rischio indicata dal sistema Worklimate sviluppato da Inail e Cnr, segnala un livello di rischio “alto” per i lavoratori con attività fisica intensa alle ore 12:00. Vincolati i lavoratori di agricoltura, florovivaismo, cantieri edili, cave, logistica di piazzale e i rider.

Il pressing dei sindacati

Il tempismo delle istituzioni risponde a una pressione strutturale esercitata dalle organizzazioni sindacali e dalle evidenze cliniche della medicina del lavoro. Il passaggio dall’emergenza alla pianificazione preventiva si riflette anche negli strumenti normativi di sostegno economico. Le aziende possono richiedere la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) all’Inps con la causale “eventi meteo” quando le temperature reali o percepite superano i 35 gradi.

I sindacati di categoria considerano questi piani il primo standard minimo da stabilizzare attraverso la contrattazione collettiva, puntando all’inserimento permanente del rischio termoclimatico all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi aziendale.

L’ondata altalenante sull’Italia

L’ondata di caldo africano sul Centro-Nord evidenzia i paradossi climatici italiani del 2026. Se da un lato le grandi metropoli settentrionali affrontano già notti tropicali e massime superiori ai 35 °C, la crisi più profonda si consuma in quota. In Valle d’Aosta lo zero termico è schizzato oltre i 4000 metri: a Courtmayeur (1200 m) si registrano 27 °C, la stessa temperatura di Palermo.

Questo scioglimento precoce espone il Nord allo spettro della siccità, aggravato dalla scarsità di neve invernale. Come sottolineato da Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, i territori costieri sono i primi a essere minacciati dal crollo delle portate del fiume Po.

Il Sud al riparo dalla siccità

Al contrario, il Mezzogiorno vive una situazione speculare: grazie alle abbondanti piogge del primo quadrimestre dell’anno, il Sud è finalmente uscito da un lungo triennio di crisi idrica, garantendo riserve d’acqua stabili per la popolazione e l’agricoltura in vista dell’estate.


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