Caro benzina e diesel: ci costa meno, taglio accise funziona
Secondo Unimpresa, una parte importante di questo risultato è legata all’intervento del governo sul fronte fiscale
Caro benzina e diesel: ecco perché ci costa meno. La crisi in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno riportato al centro dell’attenzione uno dei temi più sensibili per famiglie e imprese: il prezzo dei carburanti.
La crisi di Hormuz
Quando le tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti hanno provocato forti turbolenze sui mercati energetici internazionali, molti osservatori temevano un nuovo shock simile a quello vissuto dopo l’invasione dell’Ucraina. Tuttavia, secondo un’analisi del Centro Studi Unimpresa, l’Italia ha affrontato questa fase critica in condizioni relativamente migliori rispetto a diversi partner europei.
I dati mostrano infatti che l’impatto della crisi è stato meno pesante per gli automobilisti italiani rispetto a quanto accaduto in Francia e Germania. Prima dell’escalation militare, i prezzi dei carburanti nei principali Paesi europei erano sostanzialmente allineati. La situazione è cambiata rapidamente dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita una quota significativa del petrolio mondiale.
Caro benzina e diesel
Tra il 23 febbraio e il 20 aprile, periodo che coincide con la fase più acuta della crisi, la benzina è aumentata del 7% in Italia. Nello stesso arco temporale il rincaro ha raggiunto il 18% in Francia e il 15% in Germania, mentre la media dell’Unione Europea si è attestata intorno al 12%. Anche sul gasolio il confronto evidenzia una crescita più contenuta nel nostro Paese: +24% contro il +28% francese e il +29% tedesco.
Oltre alle variazioni percentuali, colpiscono i valori assoluti raggiunti durante il picco della crisi. Ad aprile la benzina in Germania ha superato i 2,24 euro al litro, mentre in Francia ha oltrepassato i 2 euro. In Italia, invece, si è mantenuta sotto questi livelli per tutto il periodo analizzato. Lo stesso andamento è stato registrato per il diesel, che nei principali mercati europei ha toccato prezzi sensibilmente superiori rispetto a quelli italiani.
Secondo Unimpresa, una parte importante di questo risultato è legata all’intervento del governo sul fronte fiscale.
Il taglio accise funziona
Dal 19 marzo è entrato infatti in vigore il taglio delle accise sui carburanti, una misura che ha ridotto il costo alla pompa e contribuito a contenere gli effetti della volatilità internazionale. Lo sconto iniziale, pari a 20 centesimi al litro e superiore considerando anche l’effetto dell’Iva. Poi, è stato successivamente rimodulato mantenendo un sostegno più consistente sul gasolio.
«L’intervento del governo Meloni sul taglio delle accise ha funzionato e i numeri lo dimostrano», ha commentato il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. E sottolineto come il differenziale rispetto a Francia e Germania sia stato particolarmente evidente durante le settimane di maggiore tensione sui mercati energetici.
Resta comunque aperta la questione del diesel, che continua a scontare in Italia una pressione fiscale storicamente elevata. Nonostante ciò, il quadro complessivo elaborato da Unimpresa evidenzia come il nostro Paese sia riuscito ad assorbire uno shock energetico di ampia portata con incrementi inferiori alla media europea e prezzi generalmente più contenuti rispetto alle principali economie dell’Unione.
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