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Attualità

Giovani allo sbando, l’Italia rischia una generazione perduta tra violenza, droga ed emulazioni estreme

L’Italia un Paese che osserva una deriva giovanile inquietante e quotidiana

di Gianluca Pascutti -


Negli ultimi mesi l’Italia sta assistendo a una sequenza di episodi di violenza che compongono un quadro allarmante. Posti di blocco violati, aggressioni improvvise, coltelli nelle tasche di ragazzini sempre più giovani, fughe disperate all’ALT delle Forze dell’Ordine finite in tragedia. Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno che attraversa città grandi e medie, dal Nord al Sud, e che coinvolge due generazioni cresciute dentro un ecosistema digitale che amplifica ogni gesto, ogni sfida, ogni devianza.

Baby gang e seconde generazioni: un fenomeno complesso

Le baby gang non sono più un fenomeno marginale. Gruppi di adolescenti, spesso italiani di seconda generazione, si muovono con dinamiche di branco, cercando riconoscimento e potere attraverso violenza, intimidazione e atti dimostrativi. La disponibilità di droghe sintetiche sempre più potenti e a basso costo alimenta comportamenti impulsivi e incontrollabili, mentre l’assenza di figure educative solide lascia spazio a modelli distorti.

L’effetto Social tra emulazione e sfide estreme

Le piattaforme digitali hanno trasformato il disagio in spettacolo. Challenge pericolose, video di risse, aggressioni riprese in diretta, atti di vandalismo esibiti come trofei. Anche dodicenni imitano ciò che vedono, arrivando ad accoltellare coetanei o sconosciuti “per provare”, per sentirsi parte di qualcosa, per ottenere visibilità. L’algoritmo premia l’estremo, e l’estremo diventa normalità.

Violenza quotidiana, risse, accoltellamenti, stupri di gruppo

Le cronache raccontano episodi sempre più frequenti, risse serali tra gruppi rivali, accoltellamenti per futili motivi, stupri di gruppo che rivelano una totale assenza di empatia e consapevolezza delle conseguenze. La soglia del limite si è abbassata, quella dell’indifferenza si è alzata.

Come arginare la deriva: le risposte possibili

La repressione da sola non basta. Serve un intervento multilivello, scuole capaci di intercettare il disagio, famiglie sostenute e non lasciate sole, comunità educative che tornino a essere punti di riferimento. Occorre ricostruire un senso di responsabilità collettiva, riportare i giovani dentro percorsi di socialità reale, sport, cultura, lavoro. E serve un’azione coordinata per contrastare l’emulazione digitale, con programmi di alfabetizzazione emotiva e strumenti che aiutino a distinguere realtà e spettacolo.

Una generazione da salvare

Questa non è una semplice emergenza di ordine pubblico. È una crisi culturale, sociale e identitaria. Fermarla significa proteggere il futuro del Paese, prima che la spirale di violenza diventi irreversibile.


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