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Economia

L’Italia fa breccia a Bruxelles

La Commissione apre sulle deroghe al Patto di Stabilità: una vittoria (politica) senza precedenti

di Giovanni Vasso -


Si è aperta una breccia, e che breccia, a Bruxelles. Gli sforzi continui e costanti del governo italiano hanno portato la Commissione ad aprire la porta all’ipotesi di deroga al Patto di stabilità. Finalmente. Quello che sembrava impossibile solo fino a poche settimane fa, si è avverato. La Ue del rigore ha deciso di venire incontro alle richieste (di assoluto buonsenso) che arrivavano dall’Italia. Gli alti cardinali della contabilità e il clero del rigore hanno, finalmente, dovuto cedere il passo ai bersaglieri della realtà.

La breccia di Bruxelles

Ieri il Commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha svelato (ufficializzandola) la proposta del governo comunitario che risponde alla lettera inviata a Bruxelles dalla premier italiana Giorgia Meloni. Sarà possibile attivare la clausola di salvaguardia, la stessa utilizzabile per approcciarsi alle spese per la Difesa, anche per “ragioni” energetiche. Lo sforamento sarà consentito entro un limite commisurato allo 0,3% del Pil annuale. Una misura, questa, che resta utilizzabile per tutto il triennio dal 2026 fino al 2028. Con un tetto fissato allo 0,6% complessivo nell’ambito dei tre anni. Quei denari così recuperati dovranno essere utilizzati per “accelerare la transizione verso fonti energetiche alternative ai combustibili fossili”. Sia chiaro, non parliamo di numeri da far girar la testa. Anzi, le “aliquote” fissate nella proposta risultano di gran lunga inferiori (0,3% rispetto all’1,5%) rispetto a quelle garantite per il riarmo.

Una fase nuova tra Roma e Bruxelles

Ma è, indubitabilmente, già un successo. Che, ora, può aprire una fase nuova nei rapporti tra Roma e Bruxelles. E dimostra che presentarsi a Berlaymont col cappello in mano, come è stato fatto sistematicamente negli ultimi decenni, non serve. A nulla. C’è, piuttosto, bisogno di politica e, quando è del caso, di trovare il coraggio per sbattere i pugni sul tavolo.

Giorgetti gongola

Il ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti è, giustamente, raggiante: “Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. E dunque si prepara a scorciarsi le maniche: “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana”. Già, perché l’Italia resta sorvegliata speciale e la procedura per deficit, per quanto sospesa, rimane in essere. C’è altro a cui pensare, adesso. E non solo in via XX Settembre.

La rimodulazione del Pnrr

Mentre si attendevano notizie da Bruxelles, si è riunita a Palazzo Chigi la cabina di regia per rimodulare il Pnrr. Le scelte sono state condivise dalla presidenza del consiglio dei ministri e dal governo insieme ai rappresentanti di Comuni, Province e delle Regioni. Il ministro agli affari europei Tommaso Foti ha parlato di ben 90 modifiche che impattano su investimenti per 2,1 miliardi di euro. Al di là di housing sociale e treni per l’alta velocità, l’obiettivo primario di Chigi era quello di rafforzare l’efficacia del Piano. Innanzitutto sul fronte “energetico” con più risorse alla transizione e alle rinnovabili. Poi su quello davvero effettivo. Perché è dal Pnrr che dipendono le chance di crescita dell’Italia.

I numeri Ocse

E lo ha ripetuto, ancora una volta, pure l’Ocse. Secondo cui il Pil nazionale salirà dello 0,5% quest’anno. Non è molto. E non andrà meglio nel 2027 quando, se tutto andrà bene, ci sarà una crescita pari allo 0,6%. Ciò mentre il deficit calerà al 2,9% del Pil nel 2026 e al 2,8% nel 2027 e crescerà invece al 138,8% del Pil il debito pubblico quest’anno, scendendo leggermente al 138,7% nel prossimo. In questo contesto, come ha riferito il capoeconomista dell’Ocse Stefano Scarpetta, “la piena attuazione” del Pnrr rappresenta “un obiettivo importante per l’Italia” che, da quando il piano è iniziato ha registrato una crescita inedita, almeno “negli ultimi 35 anni” del tasso degli investimenti pubblici, saliti al 3,8% del Pil. L’Europa dà, l’Ue toglie. Adesso non c’è più tempo da perdere. Una breccia si è aperta a Bruxelles e bisogna approfittarne. Una vittoria, seppur piccola nei numeri ma grossa nel suo significato politico, può dare un abbrivio nuovo al Paese. Che si gioca la regina di tutte le partite. Quella della crescita al tempo della (ennesima) crisi energetica.


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