La legge 771che cambiò il recupero conservativo
Ai primi di novembre cadranno quarant’anni dalla approvazione in Parlamento della 771: la legge che impostava in termini assolutamente moderni le politiche di recupero conservativo. Venne così la nuova Legge per i Sassi di Matera che li avrebbe consacrati come una delle migliori rappresentazioni “dell’antico nel vissuto contemporaneo”.
Questa nostri quarant’anni incrociano gli ottant’anni della Repubblica. Lo ricorda Lorenzo Rota, l’architetto che, con la migliore intellettualità materana e nel fervore del dibattito nazionale e internazionale, seppe assumere nell’elaborazione di un progetto riferito a un centro antico la densa riflessione intorno a dottrina e merito del recupero conservativo contenuta nel documento Inu di Gubbio. Quella proposta fu poi messa a punto e da me coordinata con gli Uffici della Camera.
Così assunse la ufficialità di proposta di legge pronta per il percorso parlamentare. Non fu impresa facile. La sua forza legittimante fu la unità della comunità materana trainata dalla convergenza di tutte le forze politiche. La prima firma che doverosamente acquisii fu quella di Emilio Colombo, padre, con De Gasperi, della prima legislazione che aveva deliberato e finanziato lo sfollamento dagli antichi rioni nei nuovi quartieri.
La seconda firma fu la mia. E fu la impresa che avrebbe cambiato il destino di una città che evolveva verso un alfabeto moderno ed entrava in una dimensione che la proiettava alla capitalizzazione del valore di uno strepitoso universo di storia cultura e intelligenza collettiva. Fu la legge “della mia generazione”, su quel testo il Parlamento votò, fu la prima che firmai ma che si avvalse di una valorosa compagnia (Cardinale, Ruffolo, Ermelli Cupelli).
Non fu facile disporre del finanziamento che raggiunse i cento miliardi di vecchie lire. Ma questa è storia (a suo modo eroica) da raccontare a parte.
La 771 dell’11 novembre del 1986 sarebbe poi stata la madre del riconoscimento Unesco e della successiva elevazione di Matera a Capitale Europea della Cultura. Ed ora a Capitale del Mediterraneo e del dialogo.
La 771 è stata quindi fondativa di una nuova straordinaria stagione. Intanto rovesciava la gerarchia dei poteri conferendo al Comune la pianificazione e gestione del recupero mediante piani biennali, rafforzava presidi e competenze dell’ente locale, ridisegnava il comprensorio comprendendovi l’altopiano murgico, disciplinava il regime di tutela e concessione degli immobili puntando sulle residenze a fini di manutenzione e di presidio attivo del patrimonio storico e monumentale. Una scelta che occorrerà mantenere contro eventuali macro disegni di investimento.
Fu così che venne allontanato il fantasma della traduzione dei Sassi in museo, in apoteosi della vergogna assunta ad “estetica della miseria”. Pur se appare oggi incombente lo spettro (opposto) dell’opulentismo. Con Il trionfo dell’overturismo come terziarizzazione di una economia incapace di sviluppo, una forma insieme primitiva e iper-moderna di accumulazione.
Insomma, la pietrificazione di ogni alternativa al mero modello del consumo.
Concludo questa troppo lunga rivisitazione con un appello, i quarant’anni sono un carico da onorare ma anche da cui trarre un coraggioso consuntivo.
La città va ripensata. Ha urgente bisogno di una ricognizione fra mezzi e fini e di ritrovarsi intorno ad un disegno condiviso. Era la sfida lanciata dal Manifesto per la buona politica. Va chiamata subito a discutere di grandi obiettivi uscendo dallo stato di patente provvisorietà della politica. Lo Svimez aveva avviato un lavoro preliminare di rigenerazione progettuale. Non ne sappiamo più nulla.
Si tratta perciò di riprendere le fila di una ricognizione e ricostruzione intorno a cui si ritrovino vere intese di buona politica. Che abbiano a che fare più che con i traffici dell’edilizia con le virtù della buona amministrazione e con la immensa qualità della città, soprattutto con una vocazione da non tradire. Poiché il valore di una città è per sempre.
Il Sindaco sa bene cosa intendiamo per aver anch’egli vissuto un difficile ma vincente percorso preelettorale. I quarant’anni della 771 pretendono una svolta nel segno di quella città, incomparabilmente migliore, che quella Legge la immaginò, la visse e la ottenne.
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