Cavo Dragone e il volto migliore dell’Italia in uniforme
Ci sono uomini delle istituzioni che, più delle parole, rappresentano uno stile. Un modo di servire lo Stato. L’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare della Nato, appartiene certamente a questa categoria. E non soltanto per il prestigio dell’incarico che ricopre a Bruxelles – il più alto ruolo militare dell’Alleanza Atlantica – ma per il modo con cui interpreta la funzione: con sobrietà, autorevolezza, visione strategica e profondo senso delle istituzioni.
L’8 giugno scorso, è intervenuto al Rotary Club Bruxelles Ovest, presieduto dal dirigente italiano di Post Europ Antonino Scribellito. In presenza anche di una rappresentanza dell’UNUCI, Cavo Dragone ha pronunciato un discorso che andrebbe letto non solo negli ambienti militari o diplomatici, ma anche nelle scuole e nelle università europee. Perché non è stato soltanto un intervento sulla Nato, sulla sicurezza o sulla guerra in Ucraina. È stato, soprattutto, un richiamo ai valori fondanti dell’Occidente democratico.
“La pace non è gratuita”, ha ricordato l’Ammiraglio. E ancora: “La sicurezza non è uno sport da spettatori”. Concetti semplici, ma oggi quasi rivoluzionari in un’Europa che per troppo tempo ha creduto che la pace fosse acquisita per diritto naturale e che la libertà potesse sopravvivere senza difesa, senza sacrificio e senza responsabilità condivisa.
Con lucidità e pragmatismo, il Presidente del Comitato Militare della Nato, che riunisce tutti i capi di Stato maggiore della difesa, ha ricordato come l’Alleanza Atlantica non sia “un edificio a Bruxelles”, ma una comunità di nazioni e cittadini pronti a mettere qualcosa di più grande di loro stessi davanti agli interessi individuali. “Service Above Self”, il motto del Rotary evocato da Cavo Dragone, coincide perfettamente con lo spirito della Nato: servizio, responsabilità, solidarietà.
Parole pronunciate proprio mentre Bruxelles viveva giorni particolarmente intensi per la comunità italiana e per il cosiddetto “Sistema Italia”. Dopo la grande Festa della Repubblica organizzata il 2 giugno presso la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia in Belgio Federica Favi, alla presenza dei rappresentanti permanenti presso Ue e Nato, Vincenzo Celeste e Alessandro Azzoni, del mondo economico e culturale italiano in Belgio, le celebrazioni sono proseguite il 4 giugno al Consolato di Charleroi e l’8 giugno presso la Residenza del Rappresentante Permanente d’Italia presso la Nato, Ambasciatore Alessandro Azzoni.
Come primo ufficiale della Guardia di Finanza, ma anche primo militare italiano, nel 1990, in servizio presso le Istituzioni Ue, oltre che come insignito OMRI e patriota italiano-europeo, partecipando personalmente a queste belle giornate ho visto emergere con evidenza quanto Bruxelles rappresenti oggi uno dei punti più avanzati della presenza italiana nel mondo. Diplomazia, forze armate, istituzioni europee, Nato, cultura, imprese, associazionismo: un’Italia credibile, competente e rispettata. Un’Italia che, quando vuole, sa fare squadra.
In questo contesto, la figura di Cavo Dragone, sapientemente valorizzata dalla professionale competenza del responsabile della sua Comunicazione, il CV Giovanni Galoforo, assume un valore ancora più simbolico. Perché vedere un ammiraglio italiano alla guida del Comitato Militare della Nato significa vedere riconosciuta, ai massimi livelli internazionali, la qualità delle nostre Forze armate, della nostra diplomazia e della nostra capacità strategica.
Ecco perché appaiono francamente incomprensibili – e profondamente ingenerose – le recenti polemiche contro la tradizionale parata del 2 giugno lanciate da alcuni personaggi, secondo i quali andrebbe addirittura “abolita” per restituire alla Festa della Repubblica un carattere “civile e democratico”.
Confondere le Forze armate democratiche con il militarismo – come fanno alcuni – significa non comprendere né la storia della Repubblica né il ruolo che uomini e donne in uniforme svolgono ogni giorno al servizio della pace, della sicurezza e della libertà. La parata del 2 giugno non celebra la guerra. Celebra lo Stato. Celebra la Repubblica Italiana. Celebra il servizio da esercitare con “disciplina ed onore”, obbligo – spesso dimenticato – sancito dall’articolo 54 della Costituzione per tutti i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche. Non solo se vestono un’uniforme.
Lo ricordano proprio figure come Giuseppe Cavo Dragone. Militari che hanno servito l’Italia non col militarismo da “faccia feroce” delle satire sul Colonnello Buttiglione anni Settanta, che é solo la caricatura, oggi a volte tornata di moda. Ma con l’essere Militare della Repubblica italiana, nelle missioni internazionali, nelle istituzioni euro-atlantiche e nei teatri più delicati del mondo, senza mai perdere equilibrio, umanità, disciplina, onore e senso democratico.
In un tempo segnato da guerre, instabilità e disinformazione, l’Italia ha bisogno più che mai di esempi autorevoli. Di servitori dello Stato che uniscano competenza, serietà, equilibrio e valori. Di uomini capaci di ricordare che la libertà europea, come la pace, non è un’eredità garantita, ma una responsabilità quotidiana.
E forse è proprio questo il messaggio più importante arrivato da Bruxelles in questi giorni di Festa della Repubblica, e da Cavo Dragone anche al Rotary di Bruxelles Ovest: l’Italia, quando crede in sé stessa, nelle sue istituzioni e nei suoi servitori migliori, sa ancora essere grande.
E da Bruxelles, anche per questa settimana, é tutto.
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