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Rinasce l’ultima Porsche 912 della polizia giapponese

L'avventura di restauro ad opera di un ex agente è durata oltre 20 anni

di Giorgio Brescia -


Rinasce l’ultima Porsche 912 della polizia giapponese: il restauro totale di un mito della Highway Patrol.

Un pezzo unico al mondo

Un pezzo unico della storia automobilistica e delle forze dell’ordine del Sol Levante torna a splendere sulle strade pubbliche. E’ l’unica superstite delle quattro rarissime Porsche 912 che, alla fine degli anni Sessanta, furono personalizzate e messe in servizio come auto da pattuglia in Giappone.

L’auto, salvata in extremis dalla demolizione, sottoposta a un restauro totale durato anni. Un’avventura di cui è protagonista un ex agente di polizia giapponese, Takahiro Kurabayashi. Grazie a lui, ridata la vita a questa icona della sicurezza stradale d’epoca.

Dal pattugliamento sulle autostrade Tomei al declino

La Porsche 912 prestò servizio operativo dal 1968 al 1973 nella Prefettura di Kanagawa, pattugliando le importanti arterie autostradali della Daisan Keihin e della Tomei Expressway. Un servizio nato per contrastare il crescente fenomeno delle corse clandestine e dei forti eccessi di velocità.

Equipaggiata con un motore a quattro cilindri da 1.6 litri derivato dalla Porsche 356 (ma inserito nella scocca della neonata 911), la vettura accumulò oltre 155.000 chilometri di inseguimenti. Ed entrò nella leggenda per aver fermato un pirata della strada che viaggiava alla velocità record per l’epoca di 178 km/h.

Mentre i veicoli della polizia nipponica vengono ordinariamente rottamati a fine ciclo vitale, questa 912 fu inizialmente risparmiata. Causa un guasto meccanico, fu conservata per scopi espositivi all’interno di un’accademia di polizia per 26 anni.

Lasciata progressivamente all’aperto ed esposta agli agenti atmosferici, la vettura subì un gravissimo deterioramento strutturale, finché nel 1999 venne ufficialmente venduta a uno sfasciacarrozze.

Il salvataggio, i 20 anni di restauro fai-da-te

Il destino della Porsche 912 è cambiato grazie all’ossessione e alla tenacia di Takahiro Kurabayashi. Ex poliziotto e appassionato restauratore, ha affrontato oltre sei mesi di serrate trattative solo per strappare la scocca arrugginita dal raggruppamento dei rottami. Poi ha avviato un lunghissimo processo di recupero durato oltre vent’anni.

Il lavoro, eseguito secondo una rigorosa filosofia conservativa “fai-da-te”, ha richiesto la ricostruzione totale dei lamierati corrosi e la ricerca di componenti meccanici originali del periodo.

Il collaudo

La vettura ha dovuto superare sette severissime ispezioni tecniche prima di riottenere l’omologazione stradale e la targa. Da lì, la libera circolazione in Giappone. Oggi l’auto si presenta nell’inconfondibile livrea bicolore bianca e nera della Highway Patrol giapponese. Completa di lampeggiante rosso d’epoca sul tetto, sirena originale e scritte d’ordinanza sulla carrozzeria, rappresenta un vero e proprio monumento storico viaggiante. Ovviamente, nei più importanti raduni di auto d’epoca asiatici. E fa da contraltare alla crisi infinita del marchio.


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