L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Sociale

Prolife: “Non abbiamo speranza che i legislatori abbraccino le nostre cause”

di Redazione -


di Vittoria Criscuolo*

Sembra arrivato ormai il momento, anche per noi Italiani, di decidere che cosa fare della fine della nostra vita: aspettare che giunga al proprio compimento naturale, affrettare l’esito in presenza di gravi patologie? Fioccano le discussioni e le proposte di legge in merito al suicidio assistito, con il consenso anche di forze politiche dalle quali ci si aspetterebbe invece almeno un distinguo rispetto ai radicali e ai partiti della sinistra.

Si tratta però di un déjà-vu, quanto sta accadendo con il ddl proposto e sostenuto perfino da cattolici è esattamente la fotocopia di quanto accadde nel 1978 all’epoca dell’approvazione della legge 194, ma anche nel 2004 al tempo dell’approvazione della legge 40. Dobbiamo dire che noi cattolici non abbiamo imparato nulla dai nostri errori. Sappiamo bene che concedere un dito alla magistratura con leggi apparentemente a favore della vita, significa vederle stravolgere completamente nel giro di poco tempo.

È già accaduto. Non mi esprimerò però dal punto di vista politico, non mi compete e non mi interessa: come Prolife ho abbandonato da tempo la speranza che i parlamentari (di destra) abbraccino le nostre cause. Non siamo negli Stati Uniti, non siamo una lobby noi Prolife, non abbiamo un “potere contrattuale“, quindi non riusciamo a incidere minimamente sulle decisioni del legislatore.

L’unico spazio che possiamo ottenere è quello che ci concede il web, che ci concedono le testate alle quali scriviamo, sperando che, chi legge, possa scoprire un punto di vista diverso dalla narrazione supinamente accettata del “politicamente corretto“. Non sapremo mai se qualcuno avrà cambiato idea grazie ai nostri scritti, ma va bene così: è il “modus operandi” del Vangelo.
Proponiamo una contro narrazione, per così dire, che vuole smuovere la cultura.

Mi riferisco sicuramente al fine vita, ma soprattutto all’aborto e anche al gender, ai gay, ai queer, agli LGBTQ eccetera. La congiura del silenzio parte sicuramente dal non far conoscere la verità scientifica sottesa all’inizio della vita: un DNA unico e irripetibile, un cuore che batte a 18 giorni dal concepimento, un essere vivente che è tale fino al parto, perché “natura non facit saltus“. Il silenzio però arriva fino a negare la forma della famiglia naturale (non “tradizionale”) in quanto veicolante principi legati al famigerato “patriarcato”, peraltro bollato come residuo medievale (affermazione di ignoranza planetaria, visto che il Medioevo è stato l’epoca più luminosa e colta che abbiamo avuto: Sant’Alberto Magno, Dante, San Tommaso, solo per citare campioni del pensiero ai quali si deve moltissimo).

Si diceva del ddl suicidio assistito: manca, nelle discussioni sul fine vita, mi sia concesso, proprio un approfondimento legato ai valori cristiani. Sentiamo parlamentari, di tutti i colori, riempirsi la bocca del sostegno al Papa quando si parla di migranti ma, in merito alle sue posizioni (che sono le posizioni della chiesa naturalmente) su aborto ed eutanasia, silenzio totale, sebbene Leone XIV si sia espresso 
chiaramente.

Il nostro è un Paese laico, ma non laicista. Sarebbe opportuno chiarire bene a tutti che, dall’inizio al termine naturale, c’è sempre la stessa persona che merita il rispetto e la dignità propri dell’essere umano in quanto creatura. Questo valore ce lo insegnano soltanto il Magistero e il Vangelo.
Non possiamo attenderci dalle leggi e dalla politica un respiro più alto di quello donatoci dalla nostra religione cristiana cattolica.

Ecco perché noi Prolife siamo convinti che, senza una dimensione trascendente, non sarà possibile ribaltare la cultura anti vita che oramai ha preso piede anche in Italia. Non si pretende qui una sottomissione del parlamento al Vaticano, sia ben chiaro. Ma un riconoscimento delle nostre radici cristiane (oltreché greche e latine) sarebbe doveroso per noi che siamo Italiani. Nessun parlamentare, pochi gli opinionisti, che osino abbracciare posizioni talvolta tacciate di integralismo: cattolici sì, però… nel silenzio! Lo capiamo, sappiamo bene che noi Prolife non portiamo voti, anzi, sottraiamo consensi.

Ma pensiamo che sia una battaglia che valga la pena di essere combattuta. Lo dobbiamo alle nuove generazioni, ai giovani, ai piccoli che si affacciano alla vita e devono poter contare sui valori che ci 
contraddistinguono da sempre. Per non trasformarci in un Paese privo di identità.

*Professoressa e Vicepresidente Comitato “Prolife insieme”
www.prolifeinsieme.it

LEGGI TUTTE LE NEWS DI SOCIALE


Torna alle notizie in home