Il coltello dalla parte del manico
C’è un video che sta girando sui social e che vale più di mille convegni sull’integrazione. Una signora islamica francese — anzi, diciamolo meglio: una signora islamica in Francia — si prepara alla festa del sacrificio con metodo, creatività e una certa qual allegria. Trucca le caprette. Le dà nomi francesi. Le accarezza. E poi le sgozza vive, lasciandole dissanguare fino all’ultimo secondo, così com’è prescritto dal rito. Il tutto filmato e condiviso con evidente soddisfazione.
Benvenuti nell’integrazione perfetta.
La signora, evidentemente, non odia solo le caprette. Odia i nomi che ha dato loro. E i nomi sono francesi. Capite il collegamento? Lo chiede lei stessa nel video, con una franchezza che bisognerebbe quasi apprezzare: almeno non finge.
La Francia l’ha accolta. La Francia le ha dato casa, servizi, diritti, Stato sociale. E lei ha risposto con un gesto simbolico di una chiarezza cristallina: io non mi sono integrata, io vi sto conquistando. Un nome alla volta.
C’è chi viene ospitato e ringrazia. C’è chi viene ospitato e recita. E c’è chi viene ospitato, prende le chiavi di casa, e comincia a ridecorare gli interni — a partire dal coltello.
Ecco, io vorrei fare un appello accorato. Non ai politici, non ai prefetti. Lo faccio a Report. Sì, proprio a loro, che vanno a cercare lo scandalo sotto ogni sasso del centrodestra italiano: vi prego, dedicate una puntata al metodo di macellazione halal. Descrivete nei dettagli cosa significa sgozzare un animale cosciente e lasciarlo dissanguare lentamente. Fatelo con la stessa verve investigativa con cui raccontate i rimborsi spese dei parlamentari… di destra ovviamente!
Invece, dove siete adesso? Il coltello halal è invisibile o è politicamente scomodo? Fatelo, io ve ne sarei grato. Lo sarebbero gli animali, se potessero! Fatelo anche se gli aguzzini votano quello che votate probabilmente voi.
In Italia, per fortuna, possiamo ancora parlare. Possiamo ancora dire che certe pratiche non sono “tradizioni da rispettare” ma crudeltà da vietare. Possiamo ancora affermare che chi viene accolto ha il dovere di rispettare le regole della casa che lo accoglie — non di cambiare le serrature.
Lo dico da giornalista, da padre, da italiano: le regole di questa casa le scriviamo noi. E il coltello, stavolta, deve stare dalla parte dei padroni di casa
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