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Cronaca

Mondiali nel caos, assedio allo stadio Azteca. Scontri tra polizia, insegnanti e madri dei desaparecidos

di Gianluca Pascutti -


La festa inaugurale dei Mondiali 2026 è stata travolta dalla rabbia sociale. Migliaia di insegnanti, cittadini e madri dei desaparecidos hanno marciato fino allo stadio Azteca, trasformando il tempio del calcio in un epicentro di tensione. La mobilitazione era annunciata da giorni, ma la scelta di arrivare a ridosso dell’impianto ha alzato immediatamente il livello dello scontro. I cortei sono partiti da diverse zone di Città del Messico. L’obiettivo dichiarato era chiaro, sfruttare la vetrina globale della partita inaugurale tra Messico e Sudafrica per riportare al centro il tema delle promesse mancate dal governo.

Chi protesta e quali sono le richieste

In prima fila ci sono gli insegnanti del sindacato che da settimane contestano la riforma pensionistica del 2007. Chiedono l’abrogazione della norma e aumenti salariali ritenuti indispensabili per reggere il costo della vita nella capitale. Accanto a loro sfilano le madri dei desaparecidos, simbolo di una ferita aperta da anni in Messico. Chiedono verità, giustizia e indagini efficaci sulle migliaia di persone scomparse. Alla protesta partecipano anche studenti e gruppi civici. Alcune frange più radicali vengono segnalate nelle prime linee, soprattutto nei momenti di contatto con la polizia.

Lo schieramento di migliaia di agenti

Attorno allo stadio Azteca in occasione della cerimonia di inaugurazione dei Mondiali è stato predisposto un dispositivo di sicurezza imponente. Migliaia di agenti in tenuta antisommossa presidiano gli accessi, le strade principali e le aree di afflusso dei tifosi. Le barriere metalliche delimitano un perimetro rigido, pensato per tenere separati manifestanti e pubblico della partita. La tensione sale quando alcuni gruppi iniziano a spingere contro le transenne. In diversi punti le barriere vengono spostate o danneggiate. A quel punto scattano le cariche di contenimento e l’uso di gas lacrimogeni per disperdere i nuclei più aggressivi.

Scontri, lacrimogeni e tifosi nel panico

Le immagini mostrano manifestanti che lanciano pietre e oggetti verso gli agenti. Alcuni veicoli parcheggiati nelle vicinanze riportano danni evidenti. Nel caos un tifoso straniero accusa un malore, viene soccorso sul posto, poi trasferito d’urgenza in ospedale. All’interno dell’Azteca la cerimonia inaugurale e la partita si svolgono comunque, ma il clima è tutt’altro che sereno. Il contrasto tra la festa sugli spalti e il fumo dei lacrimogeni all’esterno diventa il simbolo della giornata.

Un conflitto che va oltre il Mondiale

Le proteste non nascono dal calcio, ma il Mondiale diventa il megafono perfetto. Insegnanti e familiari dei desaparecidos avvertono che le mobilitazioni potrebbero continuare durante il torneo, se non arriveranno risposte concrete dal governo. Città del Messico si ritrova così divisa tra la vetrina globale della Coppa del Mondo e una crisi sociale che esplode proprio nel giorno più atteso.


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