La Bce alza i tassi, il segnale di Lagarde fa paura a tutti
La Bce aumenta i tassi ma l'inflazione non scenderà rapidamente: l'ennesima stangata inutile?
Per carità, il segnale l’ha dato davvero la signora Lagarde. Ma, evidentemente, non ai cittadini, non alle imprese, non alle famiglie. La Bce, come ampiamente previsto, ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base. Un nuovo aumento di un quarto di punto che riporta il tasso sui depositi al 2,25%. Non è una buona notizia. Per nessuno, tranne forse che per le banche. Non lo è, infatti, per chi ha un mutuo, magari a tasso variabile, che (stando alle proiezioni Codacons) vedrà crescere in media la rata tra i 15 e i 25 euro. Una spesa aggiuntiva, al bilancio delle famiglie, stimata dai consumatori in una stangata annuale che può raggiungere pure i 300 euro. E che si affianca agli aumenti generali e generalizzati a cui si sta assistendo. E a cui, peraltro, sta assistendo pure Christine Lagarde.
Il segnale di Lagarde: ecco quanto ci costa
Che, da parte sua, ha definito il rialzo dei tassi come “un segnale”, affermando che non s’è parlato di un tasso neutrale né di quanto dovrebbe durare la stretta. Però un (altro) segnale, a tal proposito, l’ha dato quando ha affermato di credere a un aumento generale dell’inflazione che potrebbe estendersi per tutta l’estate. Per colpa della guerra, ça va sans dire: “L’inflazione dovrebbe quindi tornare all’obiettivo nella seconda metà del 2027, supportata da un calo dei prezzi dell’energia e da aumenti più lenti di altri prezzi. Tuttavia – spiega – la guerra in Medio Oriente rimane una fonte importante di incertezza”. Detto in altri termini: non sarà, con ogni probabilità, l’unico aumento dei tassi da qui alla fine dell’anno. Tutto dipende dai “soliti” dati. Quelli pubblicati ieri riferiscono che l’inflazione Ue sarebbe pari in media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028.
Il feticcio del 2%
Il problema è che i numeri si leggono a Francoforte alla luce di un’ideologia, quella rigorista, che ha innalzato a idolo la soglia del 2% (molto simile a quella del 3% del Patto di Stabilità e cioè più politica che altro). E che ha già portato il Vecchio Continente sull’orlo del disastro nel 2022. Ma, in una sorta di meraviglioso ribaltamento della realtà, c’è ancora chi va dicendo che, all’epoca, non si fece abbastanza. Il “segnale” di Lagarde, per fortuna, non ha sconvolto più di tanto i mercati. Le Borse, in trepidante attesa fino al pomeriggio di ieri, hanno incassato l’aumento dei tassi più telefonato della storia recente. Senza (quasi) fare un plissé. Saranno da valutare le conseguenze, specialmente quelle sul tessuto produttivo del Vecchio Continente. Appesantire il costo del denaro significa inaridire il credito per le aziende e persino per le famiglie. Uno studio Fabi, infatti, riferisce che si potrebbe congelare il credito al consumo. E ciò potrebbe comportare la gelata dei consumi che, in questo momento, rappresenterebbe una iattura pure peggiore della guerra in Iran e della chiusura di Hormuz.
Nucleare e flessibilità: la via di Chigi
Hormuz, il petrolio e l’energia. Già, perché si torna sempre lì. Giorgia Meloni, durante le comunicazioni di ieri in vista del Consiglio Europeo, è tornata a sottolineare l’importanza strategica del nucleare per dare sovranità, o quantomeno respiro, a un Paese, come l’Italia, che è importatore netto di energia. “Riteniamo – ha detto la premier – che il disegno di legge delega sull’energia nucleare sia la vera soluzione alla nostra dipendenza energetica nel medio-lungo periodo”. Ma ha pure rivendicato: “Con il nostro governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili”. E non è poco. Se si parla di energia, si parla pure di Patto di Stabilità e di sforamenti. “Non è più il tempo di barattare flessibilità in cambio di accoglienza di più migranti”. Bruxelles è avvisata.
Il nodo Difesa
E sul riarmo, Meloni ha le idee chiare: “La difesa è importante ma c’è da mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto, queste due priorità, sono interconnesse, senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”. Ciò non vuol dire, però, che non si debba continuare a lavorare e, magari, puntare sulle joint venture e le partnership internazionali. E, di fatto, proprio ieri a Roma c’è stato l’importante summit tra Italia e Corea del Sud, costellato di intese e accordi che hanno coinvolto anche l’Unione europea. E tra i temi, va da sé, c’erano Difesa, aerospazio e digitale.
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