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“Mal d’estate”: il disagio che nessuno si aspetta nella stagione della luce

Lo chiamano "mal d'estate" ed è un fenomeno semi sconosciuto che invece non dovrebbe far abbassare la guardia.

di Priscilla Rucco -


Non tutti aspettano l’estate con sollievo. Per una quota di persone difficile da quantificare, l’arrivo del caldo e delle giornate lunghe coincide con un peggioramento del tono dell’umore che va oltre il fisiologico calo di energie da afa. Insonnia, irritabilità, appetito che sparisce, senso costante di irrequietezza: è il quadro che la letteratura scientifica descrive come disturbo affettivo stagionale a insorgenza estiva e che la divulgazione ha ribattezzato “mal d’estate”.

Non una diagnosi a sé

A descrivere per la prima volta in modo sistematico la depressione stagionale fu, nel 1984, un gruppo di ricercatori statunitensi guidato dallo psichiatra Norman Rosenthal. In quello studio emerse anche una minoranza di pazienti con andamento rovesciato: stavano male d’estate e miglioravano con l’arrivo dell’autunno. Nel 1987 Thomas Wehr e colleghi dedicarono a questo profilo un lavoro specifico.

Nel Dsm 5, il manuale diagnostico di riferimento della psichiatria, il disturbo affettivo stagionale non compare come diagnosi autonoma: è uno specificatore – “con andamento stagionale” – che si applica ai disturbi depressivi e bipolari quando gli episodi si ripresentano con regolarità nello stesso periodo dell’anno. Il “mal d’estate”, dunque, non è un’etichetta clinica ma un insieme di sintomi ricondotti a quella cornice, come ha ricordato la psicologa Alice di Paolo in un approfondimento del Gruppo San Donato.

I sintomi ribaltati

La differenza con la forma invernale è quasi speculare. Chi soffre della variante fredda tende a dormire più del solito, a mangiare di più, a cercare carboidrati e a prendere peso, con un rallentamento generale.

Nel periodo estivo accade il contrario: sonno frammentato o insonnia, riduzione dell’appetito, calo di peso, agitazione psicomotoria, ansia, irritabilità.

Chi ne è colpito raramente si descrive triste. Parla piuttosto di nervosismo e di una sensazione di allerta continua, ed è anche per questo che il disagio viene spesso scambiato per stress o stanchezza.

Il ruolo di caldo, luce e ritmi biologici

Le cause non sono state chiarite del tutto. Le ipotesi più accreditate chiamano in causa l’alterazione dei ritmi circadiani, con le variazioni di melatonina e serotonina legate all’esposizione luminosa, e l’effetto diretto di calore e umidità, che rappresentano una richiesta supplementare per l’organismo e peggiorano la qualità del riposo.

Sulla diffusione i dati restano scarsi: lo stesso Rosenthal ha ammesso che qualsiasi stima sarebbe poco più di una congettura, mentre Wehr ha ipotizzato una maggiore frequenza nei territori caldi e umidi e dove l’aria condizionata è meno accessibile. A differenza della forma invernale, più comune alle alte latitudini, quella estiva sembrerebbe seguire una geografia opposta.

Accanto ai fattori biologici pesano quelli sociali. L’estate porta con sé un’aspettativa di leggerezza quasi obbligatoria, e chi non la prova finisce per sentirsi in difetto, con un senso di colpa che alimenta il malessere. Si aggiungono la rottura delle routine quotidiane, la sospensione di attività e servizi, la solitudine di chi resta in città e, per molte famiglie, il peso economico delle vacanze.

Quando serve un consulto?

Un’avvertenza riguarda le persone con disturbo bipolare, per le quali primavera ed estate possono coincidere con l’attivazione di episodi maniacali o ipomaniacali: in questi casi il monitoraggio specialistico è indispensabile.

In generale, i disturbi del sonno, il ritiro dai rapporti, la perdita di peso non voluta o i pensieri di morte che si protraggono oltre due settimane richiedono una valutazione medica.

Quali sono le strategie?

Sul piano pratico, gli specialisti indicano misure semplici ma costanti: mantenere orari regolari di sonno e veglia, oscurare e rinfrescare la camera nelle ore serali, limitare caffeina e alcol, spostare l’attività fisica nelle fasce meno calde, curare l’idratazione e frazionare i pasti quando l’appetito cala.

Utile anche ridurre l’esposizione agli schermi prima di coricarsi e preservare qualche punto fermo nella giornata.

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