Mio cugino Alberto Sordi: libero dai partiti, fedele solo al suo pubblico
I pochi che hanno conosciuto davvero mio cugino Alberto Sordi sanno che la sua indipendenza non riguardava soltanto la politica. Era una filosofia di vita. Mi diceva spesso che un artista, per raccontare la società e fare satira, deve restare libero. Ecco perché non volle mai iscriversi a un partito o schierarsi pubblicamente. Riteneva che un attore che si mette una casacca politica finisca inevitabilmente per perdere credibilità quando interpreta personaggi diversi da sé.
L’ho rivelato nel mio libro “Alberto Sordi segreto” (amori nascosti, manie, rimpianti e maldicenze) pubblicato da Rubbettino editore con la prefazione del critico Gianni Canova, giunto alla 12ª ristampa da cui ho tratto il docufilm internazionale, anche in inglese e spagnolo, “Alberto Sordi secret” – che ho scritto e diretto – il primo e unico sulla sua vita privata arrivato per ora a quota 35 Premi in Italia e all’estero, dall’Europa agli Stati Uniti fino all’Asia. Attualmente è in onda su Prime Video in Cina, Usa, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia. Dopo la proiezione nei cinema italiani è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e al Senato della Repubblica.
A differenza di tanti attori, registi, cantanti e conduttori di oggi, che spesso manifestano apertamente o si vantano delle proprie appartenenze partitiche o addirittura cambiano schieramento durante gli anni salendo di volta in volta sul carro dei viciniori del momento così come fanno molti politici, Alberto preferì sempre mantenere una totale autonomia di giudizio.
Non voleva essere identificato con una parte politica, né utilizzare la politica per consolidare il proprio consenso nei confronti del pubblico. Era convinto che la libertà fosse il bene più prezioso per un artista. Non a caso non ha mai voluto interpretare il ruolo di un politico. Mi raccontò che sarebbe stata una sovrapposizione inutile perché, a suo giudizio, i politici recitavano già abbastanza bene da soli. Negli anni Cinquanta, la Democrazia cristiana gli propose addirittura di candidarsi a sindaco di Roma.
Pur essendo cattolico, rifiutò senza esitazioni. Negli anni successivi ricevette altre offerte provenienti da diversi schieramenti politici, ma mantenne sempre la stessa posizione. Voleva restare un osservatore libero della società italiana e non un protagonista della politica.
Nel 1995, il grande critico cinematografico Tullio Kezich arrivò persino a proporre la sua nomina a senatore a vita. La proposta aprì un acceso dibattito tra i politici dell’epoca. Alcuni la sostennero con convinzione, ritenendo Alberto uno straordinario interprete dell’identità nazionale; altri la osteggiarono proprio perché i suoi personaggi mettevano in luce difetti e debolezze degli italiani. Alberto accolse quella proposta con gratitudine e divertimento, ma la vicenda non ebbe seguito.
Paradossalmente fu accusato più volte di essere anti-italiano. In realtà pochi artisti hanno amato l’Italia quanto lui. Lo dimostra anche il fatto che rifiutò sempre di trasferirsi negli Stati Uniti, nonostante le prestigiose offerte ricevute. Il produttore Dino De Laurentiis gli propose di stabilirsi a Hollywood, ma Alberto gli rispose con una frase che sintetizzava perfettamente il suo pensiero: “La mia Hollywood è in Italia”.
La sua libertà, in fondo, è stata il filo conduttore di tutta la sua vita: libero dai partiti, libero dalle convenzioni e libero perfino da quelle scelte che la società considera obbligatorie. Ed è forse anche per questo che Alberto Sordi continua ancora oggi a rappresentare un caso unico nel panorama del cinema italiano. Buon compleanno, Alberto.
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