AI Act, gli obblighi per le imprese: cosa devono fare?
Dal 2 agosto, l'entrata in vigore delle disposizioni chiave dell'AI Act dell'Unione Europea trasforma la gestione dei contenuti e delle interazioni digitali in un vero e proprio obbligo di legge direttamente applicabile
AI Act: scattano gli obblighi di trasparenza dell’Articolo 50.
Ecco cosa cambia per le aziende
Dal 2 agosto, l’entrata in vigore delle disposizioni chiave dell’AI Act dell’Unione Europea. La norma trasforma la gestione dei contenuti e delle interazioni digitali in un vero e proprio obbligo di legge direttamente applicabile.
L’attenzione si sposta integralmente sull’Articolo 50, il pilastro normativo europeo che disciplina la trasparenza per chi sviluppa (il provider) e per chi impiega (il deployer) sistemi di intelligenza artificiale generativa e interattiva.
Che cosa impone l’Articolo 50 dell’AI Act
La norma è chiara: prevenire la manipolazione. E inoltre garantire che qualsiasi utente possa distinguere chiaramente ciò che è stato generato o alterato da un algoritmo rispetto a ciò che è frutto di lavoro umano.
A differenza dei requisiti per i sistemi considerati ad “alto rischio” (che coprono ambiti specifici come salute o credito), l’Articolo 50 ha una portata trasversale. E impatta direttamente su chiunque gestisca un sito, un canale social o un servizio clienti
Sistemi di interazione diretta (Chatbot e assistenti virtuali)
L’utente deve essere informato in modo chiaro e tempestivo — al più tardi al momento della prima interazione — che sta interagendo con un’intelligenza artificiale.
Marcatura dei contenuti sintetici (Watermarking)
Chi sviluppa e chi utilizza modelli generativi per creare o manipolare audio, immagini, video o testi deve garantire che l’output contenga marcature leggibili dalle macchine e rilevabili come artificiali.
Deepfake e contenuti promozionali o informativi
Immagini, video o audio che riproducono volti, voci o contesti reali o testi generati dall’AI pubblicati per informare il pubblico devono recare un’etichetta visibile di avviso. A meno che non vi sia stata una revisione editoriale o un controllo umano diretto con responsabilità legale sul pezzo.
L’Ai Literacy
Contestualmente, scatta l’obbligo per le organizzazioni di assicurare che il proprio personale possieda un livello adeguato di alfabetizzazione e consapevolezza sui limiti e rischi delle tecnologie impiegate.
Le conseguenze per chi non si adegua: cosa si rischia?
Il rispetto di questi obblighi è assistito da un quadro sanzionatorio severo. Le violazioni della trasparenza possono comportare sanzioni amministrative pecuniarie fino a 15 milioni di euro o fino al 3% del fatturato globale annuo dell’azienda.
Si tratta di una svolta. La generazione di testi per la Seo, il montaggio di video promozionali con avatar sintetici o l’automazione dei messaggi di customer care escono dal perimetro delle semplici scelte operative per diventare attività ad alto rischio normativo e reputazionale.
Le necessità
In questo scenario – fa notare per esempio la società specializzata Perseoweb – le imprese necessitano di trasformare un vincolo di legge in un’opportunità di posizionamento. L’obiettivo, garantire trasparenza verso l’utente e insieme la tutela del valore del brand.
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