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“Pesci spia” nel mar della Cina: le accuse di Pechino

Le autorità promettono l'equivalente di 65mila euro a chiunque consegni apparecchiature o esemplari di fauna ittica attrezzati per rilevare dati

di Dave Hill Cirio -


“Guerra invisibile” nel mar della Cina: Pechino denuncia l’uso di “tartarughe e pesci spia” per il furto di dati sensibili.

Una silenziosa guerra di spionaggio sottomarino?

Cosa agita le acque del Mar Cinese Meridionale e Orientale? Il ministero della Sicurezza dello Stato di Pechino ha lanciato un duro allarme ufficiale tramite i propri canali social, in particolare sulla piattaforma WeChat. Denuncia una nuova e sofisticata minaccia alla sicurezza nazionale. E scrive dell’impiego di creature marine dotate di sensori avanzati per mappare le coste cinesi e intercettare le rotte dei sommergibili militari.

La denuncia, intitolata emblematicamente “Sotto il profondo blu si agitano correnti sotterranee”. L’accusa, esplicitamente indirizzzata alle agenzie di intelligence straniere , con un chiaro seppur implicito riferimento ai rivali occidentali. Utilizzerebbero fauna oceanica e droni sottomarini di ultima generazione per raccogliere informazioni d’intelligence.

Dai sensori biologici ai droni solari

La tecnologia dello spionaggio marittimo ha ormai superato confini che fino a pòoco fa sembravano fantascienza. Secondo i dettagli diffusi dalle autorità di Pechino e confermati da Afp e Reuters, i servizi segreti stranieri avrebbero equipaggiato tartarughe marine di grandi dimensioni e pesci di grossa taglia con micro-trasmettitori satellitari.

Questi “animali spia”, nuotando in aree marittime strategiche e altamente contese, registrano in tempo reale parametri cruciali: temperatura dell’acqua, livelli di salinità, andamento delle correnti oceaniche.

Questi dati, apparentemente solo scientifici, hanno in realtà una valenza militare fondamentale. Servono infatti a elaborare mappe sottomarine ad altissima precisione, indispensabili alle marine straniere per individuare le falle nelle difese costiere della Cina. E a tracciare le rotte d’ombra per i sommergibili. I dati accumulati vengono poi trasmessi direttamente all’estero tramite sistemi satellitari non appena l’animale emerge in superficie.

Non solo fauna: l’allarme boe e wave glider

Oltre alle tartarughe, Pechino ha denunciato il ritrovamento di boe di rilevamento sferiche dotate di sonar ad alta precisione, capaci di registrare le “firme acustiche” dei sottomarini cinesi. Rinvenuti pure moderni wave glider – alianti marini – alimentati a energia solare e moto ondoso, camuffati da strumenti di ricerca scientifica.

La reazione di Pechino

Il ministero della Sicurezza cinese ha invitato ricercatori, armatori e soprattutto i pescatori locali a mantenere la massima vigilanza e a denunciare tempestivamente qualsiasi dispositivo o animale con installazioni sospette.

Per incentivare la collaborazione dei civili, il governo cinese ha confermato un collaudato sistema di ricompense economiche che può variare dai 50mila ai 500mila yuan – circa 65mila euro – per chiunque consegni alle autorità apparecchiature di spionaggio recuperate in mare.

I precedenti

Sebbene l’idea di “pesci e tartarughe spia” possa sembrare uscita da un romanzo, l’uso militare degli animali marini ha radici profonde. L’intelligence britannica e statunitense ha documentato in passato come la Russia utilizzi storicamente delfini addestrati e beluga – famoso il caso della balena Hvaldimir in Norvegia – per difendere le basi navali nel Mar Nero dai sommozzatori nemici.

Questa volta, però, l’integrazione della tecnologia bio-sensoristica segna un salto di qualità nella guerra cibernetica e geofisica globale.

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