Via il nome di Trump dal Kennedy Center
Nemmeno un temporale ha "salvato" le aspirazioni del presidente Usa
Clamoroso a Washington: respinto l’appello finale, via il nome di Trump dal Kennedy Center.
Un brutto regalo di compleanno
Battaglia legale notturna nei cieli della capitale Usa. La Corte d’Appello del District of Columbia ha respinto il ricorso d’urgenza presentato dai legali di Donald Trump, confermando l’ordine di rimozione immediata del nome del presidente dalla facciata del John F. Kennedy Center for the Performing Arts.
Il braccio di ferro si è concluso nella notte tra il 12 e il 13 giugno 2026, trasformando lo storico teatro in un palcoscenico di tensioni politiche e proteste. Un brutto regalo per il compleanno che festeggerà domenica.
Il temporale e la richiesta di proroga di 12 ore della difesa di Trump
La giornata della scadenza giudiziaria, fissata dal giudice distrettuale Christopher Cooper per venerdì 12 giugno, si è tinta di toni quasi cinematografici. Una folla di manifestanti si radunava all’esterno del centro cantando “Take it down!” (Tiratelo giù) per invocare il via libera alla rimozione del nome di Trump dalla facciata del Kennedy Center. Intanto, un violento temporale si è abbattuto su Washington, costringendo gli operai a sospendere temporaneamente il montaggio dei ponteggi per motivi di sicurezza.
I legali del Dipartimento di Giustizia e il CdA del teatro hanno sfruttato l’imprevisto meteo per presentare un’istanza dell’ultimo minuto, chiedendo una proroga tecnica di 12 ore
La tesi della difesa di Trump
I legali di Trump hanno sostenuto che la rimozione delle lettere di bronzo dalla facciata monumentale durante la notte, sotto la pioggia battente, metteva a rischio l’incolumità dei lavoratori.
La replica dell’accusa
Il team legale della deputata democratica Joyce Beatty (promotrice della causa) si è opposto duramente, accusando la Casa Bianca di aver atteso intenzionalmente l’undicesima ora per sabotare la scadenza. I lavori sono proseguiti nelle prime ore del mattino del 13 giugno.
Le ragioni della sentenza: “Solo il Congresso può cambiare il nome”
Il caso, dopo che il board del Kennedy Center – azzerato e rimpiazzato da fedelissimi di Trump all’inizio del suo secondo mandato – aveva votato per rinominare unilateralmente la struttura. “The Donald J. Trump and The John F. Kennedy Memorial Center” il nome auspicato dal presidente Usa.
Nella sua sentenza di 94 pagine, il giudice Cooper è stato categorico, bloccando inoltre il piano presidenziale che prevedeva la chiusura totale del centro per due anni per macro-ristrutturazioni.
La sentenza
Una sentenza che stoppa ogni aspirazione del tycoon. “Il Congresso degli Stati Uniti ha istituito questo centro nel 1964 come monumento vivente alla memoria del 35esimo Presidente, John F. Kennedy. Solo il Congresso ha l’autorità legale di modificarne il nome o decretarne la chiusura”.
In conformità con la decisione del tribunale, gli uffici amministrativi hanno già completato la “purga” digitale. Il nome di Trump è sparito dal sito web ufficiale, dai canali YouTube, dalle firme e-mail e dalla carta intestata, ripristinando la dicitura storica originale.
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