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Attualità

Le montagne non vanno mai sottovalutate e soprattutto vanno rispettate

di Marzio Amoroso -


Negli ultimi giorni le montagne italiane hanno registrato nuovi incidenti mortali. Cerchiamo di capire perché accade ancora e cosa deve cambiare nel modo in cui affrontiamo l’alta quota. Le montagne oggi sono più instabili, più fragili, più estreme. Pensare di fare un giretto come fosse una passeggiata è il primo errore.

Clima estremo e neve instabile

Le temperature più alte modificano in profondità l’ambiente di alta quota. I ghiacciai si ammorbidiscono, i ponti di neve cedono, i crepacci si aprono dove prima sembravano chiusi. Le pareti miste di neve e roccia diventano trappole. Le scariche di sassi aumentano nelle ore più calde e le valanghe non sono più solo un problema invernale. Possono staccarsi anche in primavera avanzata o in piena estate, soprattutto nei pendii esposti al sole. Queste condizioni possono essere pericolose anche per chi ha molta esperienza per questo spesso è consigliabile rivedere i propri parametri di sicurezza.

Sempre con l’attrezzatura giusta

La montagna non perdona chi improvvisa. Ramponi e piccozza diventano indispensabili quando si affrontano tratti ghiacciati o innevati. Il casco riduce il rischio in caso di caduta di sassi o scivolate, imbrago e corda sono fondamentali su ghiacciai, creste esposte e canali ripidi. Nei contesti con rischio valanghe servono sempre artva, pala e sonda. L’abbigliamento a strati permette di gestire freddo, vento e sbalzi termici. Salire senza questo equipaggiamento significa esporsi a pericoli evitabili.

La sicurezza inizia prima di mettere gli scarponi

La maggior parte degli incidenti nasce da una preparazione superficiale. Il bollettino valanghe va controllato con attenzione, il meteo va verificato in modo dettagliato, ora per ora, non solo con uno sguardo veloce all’app. Il percorso va studiato prima, con dislivello, tempi reali e possibili vie di fuga. La partenza al mattino presto riduce il rischio di temporali e neve marcia nel pomeriggio. Ogni dubbio sulla difficoltà reale dell’itinerario va sciolto prima di partire, non a metà parete.

Anche gli esperti possono sbagliare

Gli ultimi incidenti mortali sulle montagne italiane dimostrano che il rischio non riguarda solo i principianti. Anche alpinisti preparati possono trovarsi in condizioni oggettivamente ingestibili. Il terreno cambia in poche ore. Un canale sicuro all’alba può diventare pericoloso a metà giornata. Per questo la regola chiave è chiara, se un passaggio non convince, si torna indietro, la rinuncia non è una sconfitta, è una decisione tecnica che salva vite.

Mai da soli

Affrontare le montagne in solitaria aumenta in modo drastico il rischio. Un compagno vede dettagli che possono sfuggire e può intervenire in caso di scivolata. Può chiamare i soccorsi e gestire la situazione con lucidità. La montagna resta uno degli ambienti più affascinanti che abbiamo in Italia ma oggi chiede rispetto assoluto, preparazione seria e zero improvvisazione. Solo così si può evitate che il desiderio di salire in quota non si trasformi nell’ennesima pagina di cronaca nera.


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