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Blackout a Torino, l’estate 2026 sta già mettendo in ginocchio la rete elettrica italiana

Il problema non è certo il maggior consumo di energia, il problema sono le reti obsolete

di Marzio Amoroso -


Torino durante l’inizio settimana ha vissuto una serie di blackout che hanno colpito quartieri diversi nell’arco della giornata. Le interruzioni sono arrivate durante le ore più calde, quando la città stava affrontando un picco di consumi elettrici. In centro la corrente è saltata anche a Palazzo Civico, lasciando gli uffici senza energia per diversi minuti. Altre zone come Vanchiglia, corso Novara, Millefonti e Crocetta hanno registrato disservizi a macchia di leopardo, con ascensori bloccati, negozi costretti a chiudere temporaneamente e traffico rallentato dai semafori fuori uso. Oggi anche Milano ha registrato gli stessi problemi.

Perché la rete ha ceduto

Il caldo estremo di questi giorni ha spinto migliaia di persone ad accendere i climatizzatori già dal mattino. L’aumento improvviso della domanda ha creato un sovraccarico che la rete locale non è riuscita a gestire. Quando la temperatura sale oltre una certa soglia, i trasformatori lavorano al limite e basta un picco anomalo per far scattare le protezioni automatiche. È esattamente ciò che è accaduto a Torino, una catena di micro‑guasti che ha generato blackout brevi ma diffusi.

Un problema che presto riguarderà molte altre città

Torino non è un caso isolato. Le ondate di calore stanno diventando più lunghe e più intense. Ogni estate aumenta il numero di climatizzatori installati nelle case, negli uffici e nei negozi. Questo porta la rete elettrica a un livello di stress che fino a pochi anni fa non esisteva. Le infrastrutture italiane sono state progettate per un clima diverso e oggi devono sostenere carichi che non erano previsti. Il risultato è una fragilità crescente, soprattutto nelle aree urbane più popolate.

Il rischio blackout è destinato a crescere

La combinazione tra caldo estremo e consumi elevati rende i blackout sempre più probabili. Le città italiane dovranno affrontare questa realtà con interventi rapidi sulla rete, nuovi sistemi di accumulo e una gestione più intelligente dei consumi. Senza un adeguamento strutturale, episodi come quello di Torino diventeranno la norma.


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