Depositata una memoria in Senato per scongiurare l'ok al provvedimento così come formulato
Si anima il dibattito intorno al cosiddetto Ddl Lobby. E evidenzia le profonde preoccupazioni del mondo del no-profit italiano.
L’appello
Il Forum Terzo Settore ha depositato una memoria ufficiale in Senato per ribadire, con fermezza, una richiesta cruciale. Punta così ad escludere completamente gli enti non profit dai destinatari delle nuove restrizioni in materia di trasparenza e rappresentanza degli interessi.
“Il Terzo Settore non fa lobbismo”
L’obiettivo del disegno di legge è indubbiamente positivo: regolamentare i rapporti tra le istituzioni pubbliche e i portatori di interessi particolari per garantire una maggiore trasparenza.
Tuttavia, l’attuale formulazione del testo trascura una distinzione fondamentale. Lo rileva Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore. “Il testo traduce l’obiettivo, senz’altro positivo, di rendere più trasparenti i rapporti tra le istituzioni e i rappresentanti di interessi, ma dimentica che il Terzo settore non fa lobbismo”, dice.
Mettere sullo stesso piano chi persegue il profitto economico o legittimi interessi privati e chi, al contrario, opera quotidianamente per il bene comune e per il supporto delle fasce più deboli della popolazione, per il Forum un grave errore concettuale e normativo.
Il principio dell’amministrazione Condivisa e il Codice del Terzo Settore
Dal punto di vista legislativo, l’inclusione delle associazioni nel Ddl Lobby contrasta apertamente – per il Forum – con i pilastri della riforma del no-profit. Il Codice del Terzo Settore non definisce il rapporto tra associazioni e Stato come un’attività di pressione politica (lobbying), bensì come una partnership strutturata e paritaria.
La normativa vigente individua infatti nella collaborazione tra le pubbliche amministrazioni e gli Enti di Terzo Settore lo strumento principale per co-progettare e co-costruire le politiche pubbliche. Questo modello, noto come amministrazione condivisa, è stato persino legittimato e valorizzato da una storica sentenza della Corte Costituzionale. Il Ddl Lobby, di fatto, rischia di minare questo riconoscimento, trattando la cooperazione sociale alla stregua di una mera attività di influenza privata.
Il rischio burocrazia per il volontariato e le piccole associazioni
Le conseguenze pratiche di una simile legge rischiano di essere devastanti, soprattutto per il tessuto associativo locale. Se il disegno di legge venisse approvato senza modifiche, anche le piccole realtà territoriali, i circoli di volontariato e le onlus sarebbero costretti a farsi carico di pesanti e complessi adempimenti burocratici ogni volta che dialogano con i Comuni o le istituzioni locali per risolvere i problemi della comunità.
Moretti sottolinea la gravità di questo scenario: “Si rischia così di ostacolare e scoraggiare significativamente le attività sui territori, oltre che la partecipazione alla ‘cosa pubblica’ della società civile organizzata”. La burocrazia asfissiante, anziché favorire la trasparenza, finirebbe per spegnere la partecipazione attiva dei cittadini e l’azione sociale di prossimità.
L’appello al Senato e le prossime tappe della legge
Dopo aver ottenuto il primo via libera formale alla Camera dei Deputati, il provvedimento è ora al vaglio del Senato. La preoccupazione cresce anche a causa delle modalità di votazione previste: l’esame avverrà in Commissione Affari Costituzionali in sede redigente. Questo significa che il testo potrebbe essere approvato direttamente in Commissione, blindando il voto e saltando la discussione generale e analitica in Aula.
Il Forum Terzo Settore lancia quindi un ultimo accorato appello al Parlamento affinché si apra una riflessione approfondita sugli effetti collaterali e profondamente contraddittori di questo provvedimento, salvaguardando il ruolo sociale e costituzionale del non profit in Italia.