Ambiente

RIFIUTI RISCHIO STOP

di Redazione -


di GIORGIO BRESCIA

 

L’inflazione ci riporterà all’emergenza rifiuti nelle strade di tutte le città italiane? “I significativi aumenti dei costi dovuti al boom inflattivo stanno mettendo in ginocchio le aziende che effettuano la raccolta e gestiscono i rifiuti urbani. In assenza di immediati interventi sussiste un reale rischio, soprattutto in alcuni contesti gestionali, di interruzione del servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti”. Si fa sentire la voce di Assoambiente, l’Associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero, economia circolare e smaltimento di rifiuti, bonifiche, con un appello che il suo presidente Chicco Testa indirizza al vertice di Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, Stefano Besseghini. Il metodo tariffario rifiuti finora adottato da Arera non prevede per il 2023 un adeguamento dei costi operativi sostenuti dalle imprese per l’aumento dell’inflazione, pur a fronte di una sua crescita straordinaria che è pari a circa il 14%, secondo l’indice Foi 2022 dell’Istat e il tasso di inflazione programmata per il 2023 indicato nella Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza che il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti licenziò il 5 novembre scorso, “con un approccio prudente, realistico e sostenibile”.

 

Un piano Arera che secondo Testa è saltato, e che necessita di un intervento immediato: “Stante l’attuale metodologia Arera – precisa -, gli operatori di igiene urbana e della raccolta non possono raggiungere l’equilibrio economico e finanziario senza l’adeguamento inflattivo sui costi operativi. Chiediamo con estrema urgenza ad Arera, come peraltro sostenuto recentemente anche da Anci, che venga adottato un provvedimento “straordinario” per la riapertura dei Piani Economici e Finanziari del 2023. Tale da prevedere l’adeguamento del tasso di inflazione in funzione dei parametri effettivamente rilevati. In assenza di interventi rapidi, le imprese di raccolta e trattamento dei rifiuti saranno costrette in alcuni contesti gestionali a interrompere il servizio”. esta fa riferimento ad un recente convegno Ifel, la Fondazione dei Comuni italiani, nel quale era stata sollevata la questione, partendo dagli impianti. “Quelli operativi nel 2021, sono 657: 349 al Nord, 116 al Centro e 192 al Sud – spiegava il presidente Alessandro Canelli – E’ necessario un sforzo nella creazione di nuovi impianti da parte delle Regioni, anche alla luce dell’arrivo di risorse aggiuntive del Pnrr”.
Non solo di impianti ma anche di costi del servizio, appunto, parlava Canelli: “Gli impianti di trattamento sono l’anello della filiera più esposto ai rincari dell’energia, con una incidenza del 17% dei costi totali nel 2022, che viene riversata in fattura sui costi comunali. La valorizzazione del tasso di inflazione, poi, all’1,7%, a fronte di un tasso di inflazione programmata che nella Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2022 ha superato per il 2022 il 7% ed è attesa rimanere sopra al 4% anche nel 2023, mette a rischio la continuità delle attività di gestione e trattamento dei rifiuti”.

La soluzione? Un intervento dell’Autorità con cui adeguare l’indice di inflazione programmata: “Ciò consentirebbe di adeguare i costi “efficienti” dell’anno a quelli effettivi del 2023, generando incrementi allineati agli effettivi oneri che i gestori sosterranno nell’anno appena iniziato e naturalmente ricercando strumenti di contenimento basate sull’efficienza”.

Torna alle notizie in home