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Ambiente

MobilitAria 2026: l’Italia delle città tra progressi ambientali e l’immobilismo dell’auto

di Angelica Luna -


La transizione ecologica della mobilità urbana in Italia procede a velocità estremamente variabili, restituendo un’immagine complessa fatta di significativi progressi tecnici nella qualità dell’aria ma anche di una persistente e preoccupante dipendenza strutturale dal mezzo privato.

È quanto emerge dal Rapporto MobilitAria 2026, realizzato dal gruppo di lavoro “Mobilità sostenibile” del Kyoto Club e dal Cnr-Dsstta (Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche), che ha monitorato l’andamento del 2025 nelle 14 città metropolitane italiane

Sotto il profilo scientifico, l’analisi dei dati sull’inquinamento atmosferico presenta un quadro in chiaroscuro. Per la prima volta, nessuna delle grandi città italiane ha superato i limiti annuali attuali per il biossido di azoto (NO₂) e per il particolato PM10, mentre le concentrazioni di PM2,5 si mantengono ovunque al di sotto della soglia normativa vigente da diversi anni.

Questo conferma un trend di riduzione graduale delle emissioni inquinanti nei centri urbani. Tuttavia, il rapporto evidenzia come questi risultati siano ancora largamente insufficienti se confrontati con i nuovi standard europei al 2030 e con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Per il NO₂ il trend è positivo, con riduzioni medie tra il 3% e il 17% in quasi tutte le città, grazie alla correlazione diretta con il traffico veicolare. Fanno eccezione Bologna e Messina, dove i valori sono aumentati, mentre Cagliari, Firenze e Torino restano stabili. Nonostante il calo, città come Napoli (38 μg/m³), Milano (32 μg/m³) e Torino (32 μg/m³) sono lontanissime dal futuro limite UE di 20 μg/m³ e dal valore guida OMS di 10 μg/m³. Persistono criticità sistemiche per i superamenti giornalieri di PM10 (limite di 35 giorni l’anno). Nel 2025, Milano ha registrato 66 superamenti, seguita da Napoli (63), Palermo (59), Torino (46) e Venezia (36).

Un caso d’eccellenza è Roma, che per il terzo anno consecutivo non ha registrato alcun superamento giornaliero del particolato. Per quanto riguarda il PM2,5, Milano registra circa 20 μg/m³, esattamente il doppio del futuro limite europeo (10 μg/m³).

Il dato più critico evidenziato da Cnr e Kyoto Club riguarda l’altissimo tasso di motorizzazione, che vede l’Italia stabilmente ai vertici europei per possesso di auto private. L’automobile rimane il mezzo dominante, alimentando congestione, incidentalità e “povertà dei trasporti”. La distribuzione geografica di questo indicatore rivela un Paese ostaggio delle quattro ruote, specialmente nel Mezzogiorno. Torino detiene il record negativo con 822 auto ogni 1.000 abitanti; seguono Catania (807), Reggio Calabria (711), Roma (701) e Cagliari (696); Napoli (610), Palermo (633) e Bari (588) confermano valori critici. Le città più virtuose risultano Venezia (447) e Genova (469), pur restando sopra le medie delle grandi metropoli europee.

Questa dipendenza dal mezzo privato è alimentata, secondo il rapporto, da una carenza di alternative strutturali che rischia di trasformare la mobilità sostenibile in un “privilegio geografico”. L’analisi degli indicatori di mobilità attiva mette a nudo, infatti, una spaccatura territoriale brutale. Il confronto sui chilometri di piste ciclabili ogni 100.000 abitanti mostra disparità quasi abissali.

Al Nord e Centro spiccano Venezia (77 km), Bologna (65 km), Torino (36 km) e Firenze (33 km); al Sud, Napoli e Catania si fermano a soli 3 km, Messina a 5 km e Reggio Calabria a 6 km.

Il Trasporto Pubblico Locale (TPL) non versa in condizioni migliori, soffrendo di un cronico sottofinanziamento. Nonostante gli investimenti del PNRR, l’Italia sconta una dotazione di reti su ferro e un’offerta di servizio decisamente inferiore agli standard europei.

Milano, Bologna e Firenze risultano più avanzate nella transizione grazie a una migliore offerta di sharing mobility e TPL a basse emissioni, mentre Reggio Calabria, Catania e Palermo mostrano i ritardi più pesanti.

“Per colmare il divario rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione 2030, il rapporto non si limita alla fotografia dei dati ma delinea una strategia operativa basata sul Piano di Azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria” sottolinea Francesco Petracchini, direttore del Cnr-Dsstta.

Le priorità indicate a Governo e amministrazioni locali includono: potenziamento del Fondo Nazionale Trasporti; riorganizzazione degli spazi urbani; misure restrittive e tecnologiche; multimodalità.

In definitiva, MobilitAria 2026 descrive un’Italia che sta provando a cambiare, ma che necessita di regole più snelle e risorse costanti.

Come sottolineato da Anna Donati (Kyoto Club): “lo sforzo delle città per ridurre inquinamento e mortalità stradale deve essere sostenuto rimettendo la mobilità urbana al centro dell’agenda politica nazionale. Senza interventi strutturali, i miglioramenti registrati nel 2025 rischiano di rimanere fluttuazioni temporanee anziché diventare pilastri di una nuova vivibilità urbana”.


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