Maturità 2026: la prova del “foglio bianco” senza l’Ai
L'esame, per questa "classe", rappresenta pure la chiusura formale di un cerchio iniziato sotto il segno della precarietà pandemica
Tra pochi giorni, il 18 giugno, oltre 527mila candidati varcheranno la soglia delle aule scolastiche per la prima prova della Maturità: davanti al “foglio bianco” non sarà un esame come gli altri.
Quella che siede oggi sui banchi è la “Classe 2026”
Una generazione definita da due “disconnessioni” epocali: quella forzata dalla socialità durante la pre-adolescenza (il lockdown del 2020) e quella forzata dalla tecnologia.
Il quesito che interroga docenti e psicologi è uno solo: cosa accadrà quando i “nativi dell’Ai”, abituati a delegare all’algoritmo la sintesi della realtà, si troveranno davanti al foglio bianco, armati solo di penna e pensiero critico? Per la prima volta nella storia della scuola italiana, l’intelligenza artificiale non è più una curiosità esotica, ma una compagna fissa di studio.
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I numeri emersi dalle ultime rilevazioni di Skuola.net e Censis descrivono una simbiosi tecnologica senza precedenti. Tre maturandi su quattro (77%) ammettono di aver utilizzato chatbot e strumenti di Ai generativa per prepararsi alle prove. In soli due anni, la quota di studenti che utilizza quotidianamente ChatGPT e software simili è praticamente raddoppiata, passando dal 27% al 47%.
La Maturità senza intelligenza artificiale
L’Ai non viene usata solo come supporto: se il 61% degli studenti vi ricorre per schemi e riassunti, un preoccupante 34% ammette di farsi aiutare direttamente nella scrittura di temi e relazioni. Questo dato preoccupa sul rischio di una vera “atrofia cognitiva”. Davanti alla commissione d’esame, dove l’uso di smartphone e dispositivi connessi è severamente vietato e sanzionabile con l’esclusione immediata, il “paradosso del foglio protocollo” diventa tangibile.
Gli studenti, privati del supporto del “prompt” d’aiuto, vivono quella che gli esperti definiscono una vera ansia da disconnessione forzata. Il 75% degli utilizzatori abituali riconosce il pericolo di essere diventato troppo dipendente dall’algoritmo proprio alla vigilia della prova più importante della loro carriera scolastica. Se il taglio tecnologico spaventa per le competenze, quello sociologico preoccupa per la tenuta emotiva. I maturandi del 2026 sono i “fratelli minori” della pandemia. Nel 2020 avevano circa 12 anni e hanno vissuto il passaggio cruciale tra infanzia e adolescenza chiusi in una stanza, tra sessioni di Dad e isolamento forzato.
I dati sulla salute mentale della “generazione post-pandemia” sono un grido d’allarme che le istituzioni non hanno potuto ignorare. Più della metà degli studenti (51,4%) dichiara di aver vissuto stati prolungati di ansia o tristezza dal periodo pandemico in poi. Secondo le indagini condotte dal ministero e dall’Istituto Superiore di Sanità, il 41% dei ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado presenta livelli di sofferenza o disagio clinicamente significativi o “borderline”.
La risposta dello Stato
E’ arrivata a fine maggio con il lancio del servizio “AscoltaMI”, un piano di supporto psicologico gratuito finanziato con oltre 18 milioni di euro. Il servizio offre voucher per incontri con psicologi esperti tramite la piattaforma Unica, un tentativo necessario per intercettare fragilità che il rito della Maturità, con il suo carico di pressione, rischia di far esplodere.
Il 62,7% dei ragazzi manifesta oggi la necessità di rivolgersi a un professionista per gestire il proprio benessere. Un altro elemento di forte contrasto è la discrepanza tra la realtà statistica e la percezione degli studenti. Un sondaggio rivela che il 44% dei maturandi definisce il proprio livello di preparazione come carente o in grave affanno. Eppure, i dati storici del ministero dell’Istruzione raccontano una storia diversa: una volta ammessi all’esame, il 99,7% dei candidati ottiene il diploma.
La selezione, spiegano i numeri, non avviene davanti alla commissione, ma allo scrutinio finale del quinto anno, dove circa il 3,5% degli studenti non viene ammesso. L’ansia degli studenti non riguarda dunque la bocciatura, ma il sistema dei crediti scolastici. Con un peso di 40 punti su 100, ogni verifica di maggio diventa una battaglia decisiva per il voto finale, aumentando il senso di oppressione nelle ultime settimane di scuola.
I “figli” del Covid
Nonostante la paura della “pagina bianca” e i timori legati alla salute mentale, la Maturità 2026 porta con sé un valore simbolico profondo. Per questa coorte di studenti, l’esame rappresenta la chiusura formale di un cerchio iniziato sotto il segno della precarietà pandemica. In un mondo dove il 23% degli studenti dichiara di non sentire più il bisogno del confronto con i compagni perché trova nel chatbot un interlocutore sufficiente, la Maturità si impone come un rito collettivo fisico al 100%.
È il momento in cui la tecnologia cede il passo all’umanità, dove il silenzio dell’aula d’esame non è più isolamento da lockdown, ma concentrazione condivisa. Il riscatto della socialità passa per quel foglio protocollo. Una sfida che, nonostante l’ombra dell’algoritmo, rimane l’unico vero ponte verso l’età adulta per la generazione che ha dovuto imparare a crescere dietro uno schermo.
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