Martedì in aula alla Camera parte l’esame della riforma elettorale
Il tabellone elettronico indica l'esito del voto al decreto legge economico e fiscale a Montecitorio, Roma, 5 dicembre 2024. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
La settimana che si aprirà domani potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro della riforma della legge elettorale voluta dal centrodestra. Da martedì, infatti, nell’Aula della Camera entrerà nel vivo dell’esame del testo licenziato dalla Commissione Affari costituzionali. Con un ritardo di una settimana rispetto alla tabella di marcia inizialmente immaginata, si entrerà quindi in una fase che potrebbe incidere in maniera significativa sugli equilibri politici dei prossimi mesi. L’obiettivo dichiarato della maggioranza è chiaro: chiudere almeno il primo passaggio parlamentare entro la pausa estiva. Sarà così possibile trasmettere al Senato il provvedimento per una sua eventuale conversione definitiva in tempo utile da mantenere aperta ogni opzione in vista delle elezioni politiche del 2027. Secondo più di una voce, infatti, all’interno del centrodestra, sarebbe in corso una riflessione sull’effettiva convenienza di modificare l’attuale sistema elettorale.
I possibili scenari
Non manca chi ritiene che la coalizione potrebbe affrontare le prossime elezioni anche con la legge oggi in vigore, evitando così i rischi politici legati a una riforma che potrebbe lasciare gli attuali alleati di governo a bocca asciutta. Soprattutto a guardare i sondaggi delle ultime settimane. Il quadro però, con il voto all’orizzonte ma ancora lontano, è certamente destinato a mutare. In un senso o nell’altro. Proprio per questo il voto della Camera assume un valore che va oltre il contenuto stesso della riforma. Approvare il provvedimento in prima lettura significa infatti mantenere aperti tutti gli scenari. Se nei prossimi mesi dovesse maturare la convinzione che sia preferibile confermare l’attuale sistema, il percorso parlamentare potrebbe sempre interrompersi al Senato.
Le tempistiche
Diversamente, se la scelta politica fosse quella di arrivare davvero fino in fondo, avere già ottenuto il via libera di Montecitorio sarebbe indispensabile per votare nel 2027 con la nuova legge elettorale. È proprio questa doppia prospettiva a spiegare quella che si preannuncia essere una la corsa contro il tempo alla quale si assisterà nelle prossime settimane. Per il centrodestra, approvare la riforma entro l’estate non significa necessariamente assumere una decisione definitiva. Equivale piuttosto a evitare di precludersi qualsiasi possibilità futura. Perché se per fermare una riforma c’è sempre tempo, per completarla i tempi parlamentari rischiano invece di diventare il principale ostacolo. Questo dal punto di vista tecnico. Per quanto riguarda l’aspetto politico, l’iter del provvedimento in aula alla Camera si preannuncia tutt’altro che in discesa.
I nodi da sciogliere alla riforma della legge elettorale del centrodestra
L’opposizione è determinata a continuare a dare battaglia. Le critiche, ufficialmente, riguardano sia il merito della riforma sia la scelta del centrodestra di accelerare l’iter in una fase politica caratterizzata da numerosi altri fronti caldi. In realtà, la maggiore criticità per il centrosinistra, che tenta la strada dell’unità ma resta ancora abbastanza diviso, è la necessità di individuare il nome di un potenziale candidato premier prima del voto, come prevede la riforma. Sul fronte del centrodestra, invece, resta aperta la partita delle preferenze. La matassa dovrà adesso essere necessariamente sbrogliata. Sia per non continuare a dare l’immagine di una coalizione divisa al suo interno, sia perché è ormai perentorio giungere a una sintesi considerati i tempi stretti per chiudere il primo step della riforma elettorale almeno alla Camera.
Torna alle notizie in home