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Economia

Imballati dalla Ue

Il nuovo regolamento entra in vigore dal 12 agosto: cosa succede adesso

di Giovanni Vasso -


Imballati dall’Ue, come al solito: dal 12 agosto entra in vigore il regolamento sugli imballaggi e nessuno ci ha capito granché. Certo, come al solito, tutto ciò che arriva da Bruxelles non brilla né per chiarezza né tantomeno per acume. La burocrazia, si sa, ha ragioni che sfuggono al comune cittadino. E, soprattutto, al buon senso. Ma tant’è. Dopo le meravigliose buste biodegradabili (e inutili…) del supermercato, dopo il tappo delle bottiglie che non si toglie ecco adesso che cambieranno gli imballaggi. A cominciare da quelli delle casse di minerale. A cui l’Ue avrebbe dichiarato guerra. Sei bottiglie da trasportare tutte insieme? Giammai. Bisogna cambiare. E farlo per l’ambiente. A chi importa, poi, se altrove (leggi Cina e Usa, rispettivamente primo e secondo produttore al mondo ma pure India e Africa), nessuno rinuncia davvero alla plastica. Il traguardo è segnato: bisogna ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040, sulla base dell’anno 2018. Tradotto, bisogna abituarsi a nuovi stili di vita, a quella nuova normalità di cui s’è parlato fin troppo e con eccessivo entusiasmo. Non saremo da subito costretti a trasformarci in muli per portare l’acqua, la verdura, la frutta, le bustine monodose di salse, zucchero e spezie e chissà cos’altro a casa.

La guerra (per step) agli imballaggi della Ue

Il primo step riguarda la composizione dei materiali degli imballaggi. Non sarà già da agosto prossimo, dicono quelli che la sanno lunga, vietata la vendita delle tradizionali casse d’acqua. Ma saranno attivi nuovi requisiti di sostenibilità per gli imballaggi che dovranno tener conto dei limiti di Pfas contenuti negli stessi che restano a contatto con gli alimenti. Occhio, però. Perché questo regolamento, dall’impronunciabile acronimo di Ppwr, terrà presente solo la composizione dei contenitori e non l’effettiva presenza di eventuali particelle dannose nelle acque minerali. Le ragioni, evidentemente, appaiono insondabili. L’unica spiegazione possibile è in un virtuosismo, un (ennesimo) esercizio di burocrazia di cui Bruxelles ha voluto farci gentile omaggio. Rassicurano, quelli che difendono il regolamento, che non cambierà nulla. Che i multipack resteranno tali e quali a oggi. In pratica, ci ripetono quello che c’hanno già detto quando decisero di cambiare le buste della spesa al supermercato. Ricordate? Il delitto perfetto: qualità inferiore e addirittura si pagano mentre prima ti davano shopper resistenti e gratuiti.

Bruxelles: obiettivo 2030

La vera scadenza, ci suggeriscono quelli che hanno spizzato il regolamento, è il 2030. Sarà allora che non ci saranno più le casse di minerale, gli imballaggi come li conosciamo spariranno. E l’Europa, probabilmente, avrà già risolto insieme al problema del surriscaldamento globale pure quello della pace nel mondo. Intanto, però, (ciò che resta de) l’economia europea rischia di subire un altro colpo. Perché, come al solito quando c’è di mezzo Bruxelles, le norme sono stentoree, gli obiettivi imposti sono dogmi ma, intanto, non si indica alle imprese cosa e come comportarsi. Le si consegna, semplicemente, alla confusione. La strategia degli euroburocrati, quando c’è da confrontarsi con gli stakeholder, è simile a quella di Trump. Si alza la voce per ottenere il più possibile, concedendo pochissimo. Forse un’apertura è arrivata proprio sulle casse di minerale. Lo ha riferito, qualche settimana fa, il presidente di Mineracqua, Ettore Fortuna, al Sole 24 Ore. È probabile che la Commissione faccia un passo indietro sul divieto alle confezioni da sei. Il dramma, però, è che intanto c’è tanta, troppa, incertezza. Anzi, no. Una certezza c’è: far la spesa diventerà sempre più difficile. E non solo per i rincari, gli aumenti e le mazzate davanti a cui ci stiamo anestetizzando, quasi fosse colpa nostra, la giusta punizione di un destino cinico e baro. Sarà difficile, dunque.

Spesa impossibile, imprese nel caos

Per questioni logistiche: destreggiarsi tra pacchi, pacchetti (sperando che i nuovi materiali riciclati non si rivelino un flop come è accaduto per gli shopper) diventerà impossibile, specialmente per i più anziani. Ma non sarà di certo semplice per le aziende. Perché quella degli imballaggi, anzi degli imballati, non è vicenda che riguarda solo i produttori di plastiche, biomateriali e via discorrendo. No, riguarda le imprese. Che dovranno confrontarsi coi loro fornitori, adeguarsi alla miriade di obiettivi, graduali e finali, imposti dalla normativa. Non sarà semplice. E toccherà a tutti. Già, perché tutto è imballaggio, non solo la spesa alimentare. Prendete, per esempio, i commercianti. In tanti hanno deciso, giustamente, di affiancare ai negozi pure i loro siti di ecommerce. Bene, anzi benissimo. Anche loro dovranno adeguarsi. E per farlo saranno costretti a rispolverare i vecchi ricordi di scuola. Tutto pur di rispettare le rigide normative Ue in materia di imballaggi.

Ripassare la geometria

La matematica, si cantava giurandolo con Venditti, non sarebbe mai diventata il nostro mestiere. La geometria potrebbe vendicarla, diventandolo. Già, perché dal 2030 sarà vietatissimo spedire pacchi vuoti per oltre il 50% rispetto al prodotto. Sembra buon senso, non lo è. Perché nel vuoto sono considerati pure pluriball (che sarà con ogni probabilità bandito), polistirolo e altri materiali che servono a proteggere i beni durante la spedizione. Trovare un’alternativa, già di per sé, suona difficile. Fare i conti per comprendere se i pacchi inviati sono conformi alle regole oppure no, lo sarà pure di più. I siti specializzati suggeriscono di applicare formule matematiche: moltiplicare lato minore per maggiore e poi per l’altezza, quindi trovato il volume sottrarre quello del prodotto inserito, indi poi moltiplicare la differenza per cento. Se il prodotto eccede il 50% è fuori dalle norme. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se nelle scorse settimane l’Italia e altri otto Paesi hanno scritto alla Commissione per chiedere lumi e denunciare lo stato di incertezza a cui si consegnano migliaia di aziende e, di conseguenza, milioni di consumatori. Ma l’Ue tira dritto, sugli imballaggi. Forse cederà sulle casse di minerale, ma sulla burocrazia no. Quello mai.


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