Indipendence Day
L'ennesima trumpata manda in tilt i mercati, adesso basta
Indipendence Day. La nottata è passata, tra missili e bombardamenti. A Trump non gli è passata. L’Iran, dice, è popolato di “feccia” e pertanto “la tregua è finita”. E così si innesca il giorno della marmotta dei mercati. Le Borse tracollano. In Europa è tutta una depressione, Milano arriva a perdere in giornata l’1,73%. Almeno, rispetto agli altri, Piazza Affari ha limitato le perdite. Già, perché il rosso, a Francoforte e a Parigi ha superato in scioltezza il 2%. La tristezza ha raggiunto pure l’America dove il Dow Jones, pronti via, ha perso lo 0,3% e il Nasdaq ha sfiorato lo 0,5% di calo.
Il giorno della marmotta, sognando l’Indipendence Day
Se le Borse barcollano, come da copione, i prezzi di gas e petrolio schizzano. Ad Amsterdam, il valore del gnl al Ttf è salito di oltre il 5%, portando il gas sulla soglia dei 50 euro al megawattora. Un rimbalzo pari, se non superiore, è stato quello messo a segno dal brent che ha raggiunto la quotazione di 78,3 dollari al barile (+5,64%) e del Wti a quota 74,3 dollari (+5,55%). Tutto già visto, come in un film. E proprio come nel film, ogni cosa si ripete uguale a se stessa. Il Fondo monetario internazionale è intervenuto a soffiare sul vento dell’apocalisse. Pentitevi, peccatori. Le scorte di petrolio stanno per finire, fame e carestie presto ci decimeranno. Ciò a causa dei fertilizzanti il cui prezzo resta troppo alto (26% in più) a causa dei rincari medi del petrolio (+32%). Ciò comporterà l’aumento dell’inflazione su scala globale. La soluzione, tanto per cambiare, è sempre la solita: i banchieri centrali avviino, se non l’hanno già fatto, percorsi di aumento dei tassi di interesse. Nel giorno della marmotta, i riflessi pavloviani. Vabbé.
L’Europa ora cosa vuol fare?
Tutto procede uguale a se stesso. Eppure mai come adesso qualcosa che deve pur cambiare. A Trump è bastata una dichiarazione di pochi secondi per far precipitare il mondo nel caos. L’economia ha bisogno di pianificare, così non si riesce a far nulla. Se l’energia manca, o costa troppo, rischia di andare tutto a carte quarantotto. Finora il sistema, almeno in Europa, regge. Ma stiamo arrivando, dopo quasi sei anni di vera e propria economia di guerra (dal Covid a Hormuz, via Ucraina) al punto in cui anche Bruxelles deve iniziare a prendere decisioni davvero coraggiose. Prima di pensare a torturare le imprese con le astruserie del nuovo Ets, sarebbe il caso di leggere, per esempio, e con attenzione il manifesto che qualche giorno fa ha pubblicato FuelsEurope, l’organizzazione che riunisce i produttori di carburanti. Prima ancora del nodo accise c’è un tema che è centrale. Il carburante costa (anche) perché in Europa se ne fa troppo poco. “La raffinazione europea rivendica un ruolo centrale nella transizione energetica e chiede all’Ue di affiancare agli obiettivi climatici una strategia industriale capace di preservare competitività, investimenti e sicurezza energetica”. Ecco, sempre la solita storia. Senza raffinerie, non c’è benzina. Né, come abbiamo imparato nelle scorse settimane, jet fuel. Dobbiamo comprarlo da fuori, dagli Usa e dalla Nigeria.
Senza energia non c’è nemmeno transizione verde
Le materie prime energetiche, si legge, “continueranno a essere indispensabili per settori difficili da elettrificare come aviazione, trasporto marittimo, chimica e difesa. Per questo motivo, la trasformazione delle raffinerie esistenti in impianti in grado di produrre carburanti rinnovabili e low carbon viene indicata come la strada più rapida ed efficace per accompagnare la decarbonizzazione senza compromettere la capacità industriale europea”. All’idea di mix energetico non si può più derogare. Tantomeno in nome di un green spinto che non è riuscito a nessuno finora, nemmeno alla Cina. Le rinnovabili vanno potenziate, senza dubbio. Le reti elettriche, anzi, vanno adeguate alla bisogna. Quegli investimenti infrastrutturali promessi dall’Ue, però, appaiono oggi in secondo piano rispetto agli impegni sul riarmo.
Non c’è tempo da perdere
Eppure sarebbero necessari, così come lo sono le politiche sul nucleare. Ci vorrà tempo, intanto bisogna iniziare a far qualcosa. Considerando, pure, che alcune dinamiche si sono già attivate. Non solo in America, ma pure da noi. In Italia. Dove l’azienda tech di Aruba ha annunciato l’acquisto di tre centrali idroelettriche in Piemonte per una capacità pari a circa 10 gigawattora. Il rapporto tra digitale ed energia si fa sempre più diretto. Le compagnie hanno fame e cercano di praticare, da sé, l’autosufficienza. Una lezione che andrebbe messa in pratica, con piglio ancora più deciso, dagli Stati e dalla Ue. L’energia è davvero il tema dei temi, di oggi e di domani. Senza corrente si ferma tutto, a cominciare dalle transizioni digitali. E non possiamo rimanere appesi all’apprendista stregone Trump e alla sua capacità di imprigionare il mondo occidentale in un loop continuo. Anzi, in un giorno della marmotta infinito sognando un Indipendence Day che non arriva mai.
TUTTE LE NEWS DI ECONOMIA
Torna alle notizie in home