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Politica

Dalla trattoria di Roma alla piazza di Napoli la fotografia resta la stessa

di Giuseppe Ariola -


È partito da Napoli il cammino della coalizione che punta a porsi come un’alternativa al centrodestra alle prossime elezioni. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, ‘ospiti’ del sindaco Gaetano Manfredi e accolti dal governatore della Campania Roberto Fico, hanno inteso suggellare pubblicamente l’alleanza formalizzata poche settimane fa.

L’alleanza che nasce a Roma e si afferma in piazza a Napoli

Dalla trattoria romana, dove l’intesa ha preso forma, a piazza del Gesù a Napoli, la fotografia resta però la stessa. Quella dei leader di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Basta. Ecco perché si fa fatica a ribattezzare questa coalizione, inizialmente definita come blocco progressista dai suoi stessi protagonisti, nel tanto agognato campo largo. Nonostante i tentativi dei diretti interessati di cambiare la narrazione per propinare la nascita di una grande coalizione di centrosinistra, l’attuale stato dell’arte certifica il via a un accordo tra soli partiti di sinistra.

Il centro manca totalmente. E il suo coinvolgimento al momento non è più che un annunciato impegno per il futuro. Ma siccome, come si suol dire, la strada per l’inferno è lastricata di buoni propositi, bisognerà vedere dove questo percorso condurrà effettivamente. Che le forze progressiste abbiano tutto l’interesse a includere nella coalizione l’area liberale, moderata e riformista è certo. Al contrario la loro strategia sarebbe suicida. Tanto più se davvero nel 2027 si dovesse votare con la nuova legge elettorale che pone al raggiungimento del 42% dei consensi la soglia per ottenere il premio di maggioranza.

Ciò però non significa che la necessità di inglobare i centristi solo successivamente – si continua a parlare di dopo l’estate – rappresenti un proposito realmente buono. Sembra, infatti, più la volontà di invitare qualcuno a casa propria che quella di costruirne insieme una comune. Circostanza che non può che risultare indigesta a chi come Renzi, in nome della nascita di una coalizione in grado di sconfiggere il centrodestra, è disposto a buttar giù anche un’alleanza con l’odiato Conte. Che da parte sua non sembra propenso ad accettare di buon grado un’intesa che includa anche Italia Viva.

L’ipotetico campo largo

Da un lato, quindi, potrebbero continuare a prevalere i veti e dall’altro non è scontato che un invito tardivo, oltretutto a un tavolo già apparecchiato, venga accettato senza porre condizioni che potrebbero, potenzialmente, riaprire i giochi. Senza contare che, anche ammesso si riesca a imboccare un cammino virtuoso e propositivo, sia nel blocco progressista sia nell’ipotetico campo largo, restano diversi e complessi nodi da sciogliere.

Se Bonelli e Fratoianni vantano di essere riusciti a far dialogare proficuamente Schlein e Conte, di certo nessun passo avanti si è registrato in merito all’individuazione della leadership della coalizione. Neanche semplicemente su come arrivarci, se avvalendosi delle primarie o facendo valere il peso specifico dei vari partiti. E se davvero si giungesse a un campo largo, la composita area centrista non agevolerebbe questo percorso. Di certo non accettando supinamente lo schema fisso dell’istantanea scattata a Roma e riproposta ieri in salsa partenopea.


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