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Il vino californiano è sotto attacco: i motivi  della crisi tra rincari e divieti

di Cinzia Rolli -


DALLA NOSTRA INVIATA

I vigneti della California stanno attraversando una fase di profonda trasformazione e crisi strutturale segnata da un massiccio piano di estirpazione delle viti, dall’introduzione di nuove e pesanti tasse sull’acqua e da un cambiamento radicale dei consumi e gusti  globali.

Esiste purtroppo un forte squilibrio tra l’offerta di uva e la domanda di mercato. Tra la fine del 2024 e il 2025, sono stati sradicati più di 15.000 ettari di vigneti, circa il 7% della superficie totale dello Stato.

Per stabilizzare il mercato, gli esperti stimano che nel corso del 2026 verranno eliminati altri 40.000 acri.  

In regioni storiche come Lodi, quasi il 50% dell’uva è rimasto invenduto sulla pianta poiché i costi di raccolta superano il valore effettivo di mercato.

Nella sola celebre Napa Valley, la produzione è scesa drasticamente e una nuova tassa potrebbe costringere i viticoltori a pagare decine di migliaia di dollari all’anno.

A fine giugno 2026, infatti, i proprietari dei vigneti di Napa Valley hanno espresso forte preoccupazione per l’introduzione di nuove e salate tariffe sull’uso delle acque sotterranee.

Secondo una legge che entrerà in vigore entro la fine di questa estate, le cantine dovranno pagare poco meno di 99 dollari per acro all’anno sui terreni irrigati nell’ambito dell’iniziativa introdotta dal governatore della California Gavin Newsom.

Si tratta nello specifico di un contributo annuale fisso per acro di terreno, usato per finanziare il monitoraggio e la pianificazione delle risorse idriche.

Le nuove tariffe derivano dalla legge sulla Gestione Sostenibile delle Acque Sotterranee (Sustainable Underground Water Management Act) della California del 2014, che richiede alle agenzie locali di sviluppare piani a lungo termine per proteggere le falde acquifere.

All’inizio di giugno è stato annunciato che la contea avrebbe addebitato agli agricoltori $98,74 per acro piantato e, solo dopo una massiccia reazione negativa da parte degli obbligati, i funzionari hanno accettato per il primo anno di  assorbire il 50% dei costi.

Si prevede che le tariffe del vino inizieranno a comparire sulle bollette delle tasse sulla proprietà  nel mese di dicembre.

Secondo i dati del Napa County Farm Bureau, la conformità normativa costa già oggi a un grande vigneto circa 1,7 milioni di dollari all’anno (pari al 12,5% dei costi totali di produzione). Questa ulteriore imposta rischia di spingere molti piccoli produttori verso il fallimento.

Anche un tipico vigneto familiare di 200 acri spende più di 226.000 dollari all’anno, ovvero 1.131 dollari per acro rispettando le normative.

Il rapporto 2026 della Silicon Valley Bank sull’industria vinicola evidenzia come circa la metà delle cantine californiane attualmente opera senza profitti.

La storica azienda Beckstoffer Vineyards, guidata dal celebre viticoltore Andy Beckstoffer, ha espresso forte preoccupazione per il nuovo tributo sulle acque sotterranee, stimando che il provvedimento comporterà per l’azienda un costo aggiuntivo di circa 25.000 dollari all’anno per i terreni irrigati all’interno della regione di Napa.

Essa gestisce 12.000 acri e fornisce uva a circa centoventi cantine che producono Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Noir e Sauvignon Blanc.

Il direttore generale dei vigneti, Beckstoffer Vineyard, Jim Lincoln, ha dichiarato al quotidiano The California Post che le nuove tasse sull’uso delle acque sotterranee arrivano nel peggior momento possibile, poiché i costi di produzione aumentano mentre i clienti chiedono sconti e meno uva a causa della crisi di mercato.

Non stiamo facendo profitto. Il costo della manodopera sta aumentando e gli acquirenti ci chiedono di ridurre i prezzi. Vediamo dove porterà tutto questo”, ha dichiarato.

Le vendite dirette al consumatore sono diminuite, così come le iscrizioni ai club di vino. In generale il valore dei terreni con i vigneti è in caduta libera.

I coltivatori devono rispettare una valanga di regolamenti, tra cui regole sulla qualità dell’aria, sui permessi per le proprietà dell’acqua, sul monitoraggio delle falde idriche, sulla segnalazione dei pesticidi, sui piani di prevenzione contro la violenza sul lavoro, sulle protezioni contro gli incendi boschivi, sugli obblighi dell’Affordable Care Act (la famosa legge sull’assicurazione sanitaria introdotta da Obama), sulla  formazione sulla sicurezza dei lavoratori e tanto altro.

Peter Rumble, amministratore delegato del Napa County Farm Bureau, ha confermato che molti coltivatori sono già in modalità sopravvivenza.

“Alcune persone quest’anno non hanno nemmeno contratti per vendere l’uva” ha detto al California Post.

Anche senza acquirenti, i proprietari dei vigneti sono comunque responsabili di irrigare, potare, fertilizzare e mantenere i raccolti per tutta la stagione.

Inoltre una primavera insolitamente calda in tutto lo Stato ha accelerato lo sviluppo delle viti di diverse settimane. Questo significa che la vendemmia del 2026 inizierà in forte anticipo, accorciando i tempi a disposizione dei compratori per valutare i lotti di vino sfuso e pianificare l’inventario.

I giovani, poi, bevono meno alcol o preferiscono birre artigianali, cocktail pronti e vini analcolici, costringendo i produttori californiani a ripensare i propri formati (come per esempio l’utilizzo delle lattine) e puntare maggiormente sui vini bianchi e spumanti rispetto ai tradizionali rossi corposi.

Oltre le logiche di mercato, i tributi e le regole imposte, dietro ogni bottiglia di vino proveniente dalla California ci sono le radici di famiglie, la storia di vigneti ultracentenari, un patrimonio genetico e umano sicuramente capace di superare crisi e cambiamenti storici.


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