Vw taglia: la Germania bolle, l’Italia freme
Quattro fabbriche chiuse, fino a 120mila licenziamenti. Sindacati in piazza
Vw taglia. La Germania bolle. L’Italia freme. Non ci si unisce, a livello industriale, in maniera così salda senza poi dover temere contraccolpi dalla ferale crisi dell’automotive che indurrà Volkswagen a chiudere ben quattro fabbriche. Licenziando non meno di 100mila operai. Addirittura 120mila secondo le stime riportata dalla Bild. Sarebbe, per Berlino e per l’Europa intera, una vera e propria tragedia. Economica e sociale. Perdere, di colpo, tanti impianti industriali e tanti posti di lavoro rischia di trasformarsi in una mazzata da cui il capitalismo renano, che ha fatto grande la Germania dal ‘900 a oggi, rischia di non riprendersi mai più.
Valanga di licenziamenti in arrivo, Vw rottama il capitalismo renano?
È una questione di modelli da difendere. E il sindacato scende in campo. Ig Metall ha subito mobilitato iscritti, simpatizzanti e lavoratori. Perché Blume non solo vuole tagliare ma pure scorporare Vw dal gruppo. Smontando così il modello di cogestione tipico dell’organizzazione tedesca. Il clima è incandescente. E Merz non può più limitarsi solo agli annunci. Non è in gioco un sondaggio, si parla del futuro industriale dell’Europa. L’Italia non ha niente di buono da attendersi da quanto potrebbe accadere in Germania. Abbiamo passato anni, specialmente al Nord, a legarci ai tedeschi. Ora le loro sorti sono in ribasso e, di sicuro, per il Settentrione non sarà facile assorbire la mancanza di ordini che, fatalmente, si verificherà dalle supply chain che terminano in Baviera o in Sassonia. La Germania bolle, l’Italia freme.
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