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Politica

La Lega si chiama fuori: la legge elettorale è un nodo di FdI

Il capogruppo leghista chiarisce che il dossier non è nelle mani di Salvini. La responsabilità politica ricade sul partito della premier

di Mauro Trieste -


Nel suo intervento a 4 Mattino su Radio 24, Riccardo Molinari ha spostato la responsabilità del dossier legge elettorale su Fratelli d’Italia. Il capogruppo alla Camera ha ricordato che “questa proposta di modifica nasce da FdI e da Giorgia Meloni”, sottolineando come Salvini “non stia seguendo direttamente il dossier” e come per il Carroccio la legge elettorale “non sia mai stata una priorità”.

Le preferenze come terreno di scontro nella coalizione

È una presa di posizione che arriva in un momento delicato per la maggioranza, attraversata da fibrillazioni crescenti. Da giorni, secondo ricostruzioni dei media e fonti parlamentari, i rapporti tra i partiti di governo sono irrigiditi. FdI insiste sulle preferenze, la Lega difende i collegi uninominali, Forza Italia osserva con cautela temendo che la contesa interna indebolisca l’immagine complessiva della coalizione.

Molinari lo ha detto con chiarezza: la Lega ha già fatto “rinunce, accettando un testo di compromesso, e ora ritiene “molto complicato” riaprire il capitolo delle preferenze. Non è una chiusura totale, perché Calderolisiede al tavolo” e gli esperti del partito stanno lavorando, ma il messaggio è netto. Se il partito vorrà cambiare ancora, dovrà assumersene la responsabilità politica.

Il riferimento alla memoria storica, “le preferenze sono state abolite dagli italiani con i referendum di Segni”, è un modo per ribadire che i salviniani non temono il voto di preferenza, ma considerano la proposta di Meloni un cambio di modello che rischia di riaprire tensioni già sedimentate. E qui si innesta la dimensione più politica. Il capogruppo leghista ha fatto capire che la maggioranza è entrata in una fase di competizione interna, dove ogni dossier diventa terreno di misurazione dei rapporti di forza.

Il vertice di Palazzo Chigi e le divergenze sul fronte sicurezza

Le fibrillazioni non riguardano solo la legge elettorale. Il tema sicurezza, tornato centrale dopo gli episodi delle ultime settimane, ha accentuato le divergenze tra i partiti. Salvini spinge per una linea più dura, Meloni vuole evitare che il tema diventi un campo di battaglia interno, mentre Tajani prova a mantenere un equilibrio istituzionale.

Non è un caso che ieri sera a Palazzo Chigi si sia tenuta una riunione ristretta con la premier, i vicepremier Salvini e Tajani, il ministro Crosetto, il titolare dell’Interno Piantedosi, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano e i vertici delle forze dell’ordine. Un vertice dedicato alla sicurezza e ai migranti, due temi che incidono direttamente sugli equilibri politici della coalizione. Il messaggio che arriva da via della Scrofa è che la mediazione si troverà. Ma il segnale politico resta. La palla, ora, è nel campo di Giorgia Meloni.


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