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Pavia prega: la siccità “strega” Lombardia e Piemonte

L'emergenza torna a fare paura nel Nord-Ovest, spingendo le comunità locali ad affidarsi anche alla fede

di Daniel Walker -


Pavia prega per la pioggia: la secca del Po e dei fiumi stringe d’assedio Lombardia e Piemonte.

L’emergenza idrica in Lombardia e Piemonte

L’emergenza torna a fare paura nel Nord-Ovest, spingendo le comunità locali ad affidarsi anche alla fede. A Pavia, di fronte al progressivo prosciugamento del fiume Ticino e del Po, la Diocesi ha inviato una nota formale a tutti i sacerdoti suggerendo di inserire nelle liturgie la storica preghiera di San Paolo VI per invocare “il dono della pioggia benefica”.

Un gesto dal forte valore simbolico che riflette l’ansia dei coltivatori e delle amministrazioni locali di fronte al collasso delle riserve idriche regionali.

La situazione tra Lombardia e Piemonte si fa di settimana in settimana più delicata, con le campagne sotto stress e decine di municipi costretti a correre ai ripari per tutelare l’acqua potabile.

Il quadro della Lombardia: il bacino del Ticino in ginocchio

In territorio lombardo il deficit idrico complessivo si attesta attorno al 43% rispetto alle medie storiche, con una sofferenza particolarmente marcata nei bacini idrografici che alimentano la pianura irrigua.

Il fiume Ticino registra la flessione più grave con oltre il 53% di acqua in meno, seguito a ruota dall’Oglio, dal Brembo e dall’Adda.

Per scongiurare il blocco delle irrigazioni nel pieno della stagione estiva, la Regione ha dovuto attivare un Tavolo Idrico straordinario. E sta concordando con i gestori degli impianti idroelettrici alpini il rilascio d’acqua d’emergenza dai bacini di montagna e dai grandi laghi.

Le zone più esposte

Le zone più esposte coinvolgono la Lomellina e l’intero Pavese, dove l’intera fascia agricola celebre per le risaie vive ore di forte apprensione a causa dei canali secondari che faticano a garantire la portata necessaria ai campi.

Più a nord, nei comuni montani delle Valli Bresciane e Bergamasche, le sorgenti locali mostrano evidenti affanni che hanno richiesto i primi interventi con autobotti nelle frazioni isolate.

Al contempo, diverse amministrazioni dell’Alto Milanese e della Brianza hanno emanato ordinanze per vietare l’uso dell’acqua potabile per scopi non essenziali, come il lavaggio delle auto, il riempimento di piscine private e l’irrigazione dei prati nelle ore diurne.

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La crisi in Piemonte: oltre cento comuni con l’acqua razionata

Oltre il confine regionale, la mappa del Piemonte mostra uno scenario se possibile ancora più severo. I dati dell’Arpa indicano che la maggior parte delle aste fluviali soffre per carenze di portata superiori al 40%.

Il caso più emblematico, lungo il tratto del Po a Isola Sant’Antonio, al confine con la Lombardia, dove il deficit di flusso raggiunge il picco drammatico del 75%.

Questa situazione ha spinto l’Ente d’Ambito e la Regione a monitorare da vicino oltre cento comuni piemontesi che hanno già introdotto limitazioni o razionamenti della rete idrica pubblica.

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I territori maggiormente a rischio

A maggiore rischio il Novarese e il Verbano-Cusio-Ossola, dove l’abbassamento delle falde freatiche e la magra del Lago Maggiore mettono sotto pressione i sistemi di approvvigionamento potabile.

Blocco dell’erogazione e cali di pressione anche nelle aree collinari del Monferrato, dell’Astigiano e del Cuneese, costringendo i sindaci ad autorizzare sospensioni notturne della rete per consentire ai serbatoi di ricaricarsi.

L’Alessandrino rappresenta infine l’area di massima sofferenza lungo la direttrice del Po, dove la morsa della secca rischia di compromettere definitivamente sia l’agricoltura sia la tenuta dei servizi civili.

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