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ORLAN: il bacio dell’arte che ha stregato Napoli

I I napoletani non si limitano a osservare, ma accettano di entrare a far parte dell'opera, lasciandosi guidare dall'interazione fisica e magnetica di una sperimentatrice che continua a ridefinire i confini dell'arte

di Daniel Walker -


Il bacio che scuote il Maschio Angioino: così ORLAN ha stregato la platea di Napoli.

ORLAN a Napoli

Messi da parte polverosi tagli del nastro e la retorica compassata dei comunicati istituzionali, all’Antisala dei Baroni di Castel Nuovo.

L’atmosfera dell’inaugurazione per la mostra “Voce dell’Amore” si è trasformata in qualcosa di radicalmente diverso: un’energia magnetica, quasi febbrile, che ha catturato i presenti.

A guidare questo “delirio” collettivo è stata ORLAN, l’iconica artista francese che ha fatto del proprio corpo e della sua voce il territorio di una rivoluzione visiva e politica.

Ma chi è ORLAN?

E’ una delle figure di riferimento dell’arte contemporanea internazionale, celebre per le sue opere audaci dedicate all’identità, al corpo e alla sua continua metamorfosi.

A Napoli, l’artista ha presentato la performance “Kiss on Pussy”, un’azione ravvicinata e spiazzante.

Come rivelano i frammenti dei suoi preparativi, l’intento dell’artista è squisitamente fisico e diretto. Punta a creare suggestivi effetti con la voce e interagire singolarmente con le persone del pubblico, per «lasciare su ciascuno ciò che serve».

Non si tratta di semplice provocazione fine a se stessa. Come evidenzia Eugenio Viola, direttore del Museo Madre, il lavoro di ORLAN è un invito esplicito a rovesciare il “regime dell’immagine”.

Non ci sono più corpi passivi consegnati allo sguardo altrui, né muse silenziose o figure sacrificate. In scena soggetti attivi che prendono la parola, restituiscono lo sguardo e sono capaci di trasformare la fragilità in una forza che insorge.

La performance si inserisce nella più ampia mostra “Voce dell’Amore – Seduzione, Fusione, Separazione e Trasformazione”, curata da Francesca Grisanti e Pasquale Lettieri.

Ispirata a La Voix Humaine di Jean Cocteau, l’esposizione non vuole rappresentare l’amore, ma esplorarlo come un’esperienza che stravolge il corpo e la memoria.

Lungo il percorso, le opere di storici giganti come Pablo Picasso e lo stesso Cocteau dialogano con contributi di artisti contemporanei come Jérôme Grivel e Cèdric Fevotte.

Si riallaccia così, in chiave moderna, quel filo invisibile nato nel 1917, quando Cocteau e Picasso arrivarono a Napoli con i Ballets Russes di Sergej Diaghilev.

Oggi, quella storica traccia rinasce attraverso la reazione partecipe del pubblico.

I napoletani non si limitano a osservare, ma accettano di entrare a far parte dell’opera, lasciandosi guidare dall’interazione fisica e magnetica di una sperimentatrice che continua a ridefinire i confini dell’arte.

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