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Politica

Ilaria Salis condannata a Milano: collaboratori licenziati senza giusta causa

Arriva la sentenza del tribunale del lavoro: dovrà scucire 300mila euro a due ex collaboratori

di Martino Tursi -


Condannata Ilaria Salis: l’eurodeputata di Avs dovrà pagare 300mila euro ai collaboratori licenziati senza giusta causa. I tribunali non portano granché bene alla paladina della sinistra radicale che, adesso, si è ritrovata alla sbarra accusata di aver violato i diritti dei suoi più stretti collaboratori. A cui dovrà rifondere a titolo di indennizzo una somma favolosa. Come riporta l’Adn Kronos, che ha citato direttamente la sentenza dei giudici, a inguaiarla è stata la scelta di silurare due persone senza rispettare termini né citando alcuna giusta causa.

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Ilaria Salis condannata dal tribunale di Milano

Stando a quanto riporta l’agenzia di stampa, al centro della vicenda ci sono due collaboratori di Ilaria Salis condannata a pagare dai giudici di Milano. Che, all’epoca dei fatti, non era ancora parlamentare ma solo l’attivista di estrema sinistra detenuta in Ungheria con l’accusa di aver aggredito a martellate alcuni esponenti locali di destra. I due avevano mansioni simili e legate allo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, la progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all’estero, l’assistenza per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico.

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Licenziati senza giusta causa

Il rapporto tra Ilaria Salis (poi condannata) e i suoi collaboratori, dopo l’elezione avvenuta a giugno 2024, dura pochi mesi. A febbraio 2025, entrambi, vengono licenziati in tronco. Senza alcun preavviso. Eppure il loro contratto vincolava il rapporto di lavoro alla scadenza naturale del mandato da europarlamentare della stessa Salis. Nonostante i tentativi esperiti dalle parti, l’esponente di Avs non si fa viva. E non si costituisce nemmeno in giudizio, restando contumace. Un dettaglio non da poco, questo, per i giudici milanesi. Secondo cui il fatto di non aver nemmeno fatto finta di interessarsi al procedimento affermerebbe “l’insussistenza della giusta causa nei procedimenti impegnati”. Il conto è salato: dovrà pagare 300.900 euro ai collaboratori e 10mila euro di spese legali.


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