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La riforma che rimette al centro la funzione dell’avvocato, garante del diritto alla difesa

Il Senato approva - senza alcun voto contrario - la legge delega al Governo per la riforma dell'ordinamento forense, che pone al centro la dignità della professione forense.

di Redazione L'Identità -


di SUSANNA DONATELLA CAMPIONE Sen. Avv. Componente Commissione Giustizia

Il Senato ha approvato la legge delega al Governo per la riforma dell’ordinamento forense, un provvedimento che va oltre la semplice riorganizzazione della professione forense e che riafferma un principio fondamentale del nostro ordinamento: non c’è uno Stato di diritto senza un’avvocatura libera, indipendente e soprattutto autorevole.

L’avvocato non è soltanto il difensore di una parte è il garante del diritto alla difesa, consacrato dall’art.24 della Costituzione che lo rende inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Ogni giorno migliaia di avvocati nelle aule di giustizia e nei loro studi rappresentano il primo presidio di legalità per i cittadini, le imprese, le famiglie.

“Advocatus” ovvero chiamato a difesa da colui che chiede di far valere i propri diritti davanti a un magistrato che dovrà giudicarlo. Anche quando ciò significa difendere posizioni difficili o impopolari. Il compito dell’avvocato infatti non è accertare la colpevolezza o l’innocenza del suo assistito ma assicurargli un giusto processo.

La legge delega al Governo, votata in Senato senza alcun voto contrario, pone al centro la dignità della professione forense e ne riafferma il valore istituzionale: l’avvocato non tutela soltanto il singolo ma l’intera collettività.

Nel testo vengono valorizzati principi che sono sempre stati patrimonio dell’avvocatura italiana: libertà, indipendenza, autonomia, segreto professionale. Non sono privilegi corporativi, sono garanzie nell’interesse dei cittadini e si accompagnano al dovere del aggiornare la preparazione professionale attraverso la formazione continua e alla responsabilità personale nei confronti dell’assistito.

La riforma dell’ordinamento forense: le scelte

Soltanto un avvocato veramente libero può difendere efficacemente chi si affida alle sue competenze.
Nella delega al Governo si è scelto di restituire valore anche agli aspetti formali, simbolici della professione.

Come insegnava Natalino Irti, indimenticabile professore di diritto della Sapienza di Roma, scomparso qualche settimana fa, la forma è sempre sostanza e in questa prospettiva viene reintrodotto il giuramento dell’avvocato che ne sancisce la responsabilità etica prima ancora che tecnica.

E ancora: recupero di valori immutabili nel tempo ma anche investimento sul futuro: specializzazione, qualità della formazione, trasparenza e correttezza nei rapporti con il rappresentato e con i colleghi.
Non meno importanti altri due punti focali del provvedimento: la tutela del decoro professionale e la valorizzazione degli Ordini professionali e del Consiglio Nazionale Forense, chiamati a garantire disciplina e uniformità nell’esercizio della professione.

Questa riforma chiede agli avvocati maggiore responsabilità e maggiori doveri perché è giusto che chi esercita una funzione così alta senta tutta la gravità del compito che deve assolvere ma chiede anche all’avvocato di essere il primo a credere nella giustizia.

Come dice Calamandrei: “Per trovare giustizia bisogna esserle fedele. Essa, come tutte le divinità si manifesta soltanto a chi crede”.

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