Nuova crepa nel campo largo. Schlein scrive a Meloni, Conte e Bonelli la gelano
La segretaria dem ha trovato più disponibilità a Palazzo Chigi che tra i suoi alleati, indispettiti dal tentativo del Pd di ritagliarsi uno spazio autonomo su un dossier strategico come quello energetico
La lettera di Elly Schlein a Giorgia Meloni su clima ed energia apre una nuova crepa nel campo largo. La segretaria del Pd propone un confronto con il governo sull’utilizzo delle risorse europee per la transizione energetica, sorprendendo gli alleati. Giuseppe Conte e Angelo Bonelli prendono però subito le distanze dall’iniziativa della quale erano all’oscuro. Insomma, la mossa ‘a sorpresa’ non è piaciuta e non se ne fa mistero. “Non ci sono le condizioni per lavorare con il governo”, è la linea con la quale il leader del Movimento 5 Stelle che bacchetta l’alleata. Non meno tenero Angelo Bonelli che giudica un “errore” la scelta della segretaria dem. L’esponente di Avs condivide il merito delle proposte, ma respinge ogni ipotesi di collaborare con un governo.
Perché gli alleati bocciano la mossa della Schlein
In realtà, è soprattutto il metodo scelto da Elly Schlein a creare tensioni. Nel centrosinistra si avvicina infatti la fase delicata della costruzione di un programma comune e l’iniziativa autonoma e non concordata della leader del Pd viene letta dagli alleati come una fuga in avanti. Tanto più in virtù del fatto che Bonelli ha proposto agli alleati la costruzione di una piattaforma unitaria del fronte progressista proprio sul clima. Ma a rendere il qudro ancora più singolare è la risposta di Giorgia Meloni. La premier assicura che approfondirà le proposte “senza pregiudizi” e che eventuali misure utili potranno essere prese in considerazione. Poi, ovviamente, rivendica quando fatto dal governo per far fronte alla crisi energetica.
Il cortocircuito nel campo largo
Il risultato è un nuovo cortocircuito nel campo largo. Mentre Meloni lascia aperta la porta alle proposte di Elly Schlein, Conte e Bonelli la chiudono. Un risultato politicamente paradossale. Perché di fatto la segretaria dem ha trovato più disponibilità a Palazzo Chigi che tra i suoi alleati, indispettiti dal tentativo del Pd di ritagliarsi uno spazio autonomo su un dossier strategico come quello energetico. Il dato politico di maggior peso è però che nel momento in cui il campo largo prova a costruire una piattaforma comune, ancora una volta emerge una questione rimasta irrisolta, probabilemnte troppo a lungo. Quali sono i reali punti in comune di un’alleanza che da quando è nata ha manifestato più problemi e divisioni che proposte unitarie?
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